A un anno di distanza da Mandorla Amara, Cristina Cassar Scalia torna in libreria con una nuova, attesissima indagine per il vicequestore Vanina Guarrasi: Le terme dell’indirizzo.
Per i lettori affezionati della serie, questo romanzo non è semplicemente un altro poliziesco procedurale, ma un tassello cruciale che segna una profonda evoluzione personale della protagonista. Siamo felici di presentarvelo… senza spoiler!
La Trama: Un mistero sepolto nel cuore di Catania
L’archeologia industriale e i segreti della Catania sotterranea fanno da palcoscenico a questo nuovo capitolo. Durante una serie di rilievi e scavi all’interno delle storiche Terme dell’Indirizzo — uno dei complessi termali romani meglio conservati della città, nascosto nel quartiere di San Cristoforo — viene rinvenuto un corpo.
Non si tratta di un resto archeologico, ma di un cadavere recente, occultato con precisione geometrica tra le antiche mura di mattoni. Vanina Guarrasi, affiancata dalla sua fidata e bizzarra squadra dei reati contro la persona, si trova davanti a un enigma complesso: la vittima è un personaggio stimato della Catania “bene”, un uomo apparentemente privo di ombre, la cui morte minaccia di scoperchiare una fitta rete di interessi legati a speculazioni edilizie e vecchi rancori familiari.
Vanina Guarrasi: Più matura e riflessiva
La cifra stilistica di Cassar Scalia risiede da sempre nell’equilibrio tra la trama gialla e il vissuto della sua protagonista. In Le terme dell’indirizzo, Vanina appare visibilmente cambiata. I fantasmi del passato (legati alla morte del padre per mano mafiosa e alla complessa gestione dei sentimenti per Paolo Malfitano) non sono scomparsi, ma la donna sembra aver trovato un nuovo modo di conviverci. Resta il suo amore viscerale per il cibo siciliano, per i vecchi film in bianco e nero visti di notte e per le sigarette fumate sul terrazzo, ma c’è spazio per una malinconia più matura che rende il personaggio ancora più tridimensionale.
Catania come personaggio co-protagonista
La scrittrice netina dimostra ancora una volta una capacità straordinaria nel mappare Catania. La città non è un semplice sfondo: i vicoli storici, il contrasto tra i quartieri popolari e i salotti borghesi, l’ombra costante dell’Etna (“‘a Muntagna”) e, in questo caso, il fascino ipogeo delle terme romane, vibrano di vita propria. L’atmosfera è densa, quasi palpabile, scandita dal dialetto catanese che colora i dialoghi senza mai appesantirli, garantendo quell’autenticità che i fan della serie cercano in ogni pagina.
La coralità della squadra
Accanto a Vanina ritroviamo la collaudata “famiglia” del commissariato: dal capo della Mobile Tito Macchia al grande saggio in pensione Biagio Patanè, la cui spalla investigativa (e umana) si rivela ancora una volta fondamentale per sbrogliare i nodi più intricati del caso. I battibecchi, le cene condivise e le dinamiche interne alla squadra offrono i perfetti momenti di alleggerimento drammatico a una trama gialla che, nella parte centrale, si fa particolarmente tesa.
In Conclusione
Le terme dell’indirizzo conferma Cristina Cassar Scalia come una delle voci più solide e coerenti del giallo italiano contemporaneo. La struttura dell’indagine è classica, solida, priva di colpi di scena artificiali ma costruita sul vecchio e caro lavoro di logica, intuito e confidenze.
Se cercate un thriller dal ritmo hollywoodiano, potreste trovare il passo della narrazione fin troppo ancorato ai tempi reali di un’indagine; se invece amate il giallo d’atmosfera, lo scavo psicologico e le storie radicate nel territorio, questo libro è una lettura imprescindibile di questa stagione. Vanina Guarrasi è tornata, ed è in ottima forma.
Consigliato a: Chi ha amato le atmosfere di Camilleri, a chi cerca un giallo procedurale con una forte identità territoriale e a chi vuole perdersi tra i misteri e i sapori della Sicilia orientale.
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