Mandorla Amara di Cristina Cassar Scalia, Einaudi, 2025
Se c’è una cosa che Cristina Cassar Scalia sa fare magistralmente, è trasformare Catania e i suoi dintorni in un personaggio a tutti gli effetti. In Mandorla Amara, il Vicequestore Vanina Guarrasi si trova davanti a un caso che profuma di mandorle, ma che lascia in bocca un retrogusto decisamente più… tossico.
Dimenticate le indagini su vecchi delitti sepolti nel tempo: questa volta Vanina viene scaraventata in un “giallo della camera chiusa” (anzi, della “barca chiusa”) che sembra uscito dalla penna di Agatha Christie, ma con il sapore aspro della Sicilia più autentica.
Il romanzo inizia con un’immagine che toglie il fiato: nelle acque cristalline della costa catanese, un panfilo di lusso galleggia alla deriva. Quando l’avvocata Maria Giulia De Rosa e il medico legale Adriano Calì salgono a bordo per prestare soccorso, si trovano davanti a un banchetto trasformato in un cimitero.
Sette persone giacciono senza vita. Non ci sono ferite, non c’è sangue. Solo un vago, dolciastro odore di mandorla che aleggia tra i bicchieri di latte di mandorla rimasti sul tavolo. La diagnosi è immediata: avvelenamento da cianuro. E qui comincia il bello…
Un enigma “impossibile”: chi ha potuto avvelenare un intero gruppo su una barca di lusso senza che nessuno desse l’allarme? Vanina dovrà scavare nella vita della famiglia Lavinaio, noti imprenditori dolciari, per capire se il bersaglio era il padre, il figlio o se si è trattato di una vendetta trasversale.
Vanina in prima linea: in questo decimo capitolo, Vanina è più determinata che mai. Deve gestire la pressione di un caso internazionale (il numero di vittime è enorme) e, contemporaneamente, il silenzio pesante di Paolo Nigro, che sembra essersi allontanato definitivamente.
Il supporto (telefonico) di Patanè: anche se il grande Biagio Patanè si trova a Palermo per stare vicino alla moglie operata al cuore, non rinuncia a dare il suo contributo. I suoi consigli a distanza e il suo fiuto per il “passato” sono fondamentali per decifrare il rebus del cianuro.
Gastronomia e Noir: come sempre, la Cassar Scalia usa il cibo per scandire il ritmo. Il contrasto tra il piacere del palato e il veleno mortale (il cianuro che imita la mandorla) è una metafora perfetta della bellezza siciliana che nasconde insidie mortali.
Questa nuova avventura di Vanina è un giallo serratissimo: se negli altri romanzi la protagonista scavava spesso in delitti del passato, qui la minaccia è presente, immediata e inquietante. La scrittura è scorrevole come sempre, intrisa di dialetto quanto basta per dare realismo, e la soluzione finale non è affatto scontata.
Il titolo, poi, è un doppio senso geniale: la mandorla amara è l’ingrediente segreto della pasticceria siciliana, ma è anche la “firma” olfattiva del cianuro.
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