Taglio letale di Patricia Cornwell, Mondadori, 2025 (traduzione di Sara Crimi e Laura Tasso)
Una nuova indagine per Kay Scarpetta, questa volta alla prese con un vero incubo nel quale lei è una delle protagoniste.
La mattina di Natale si apre con il freddo gelido di una telefonata che annuncia l’orrore. Il nemico questa volta è lo Squartatore Fantasma, un serial killer che sembra uscito da un incubo cyber-punk, noto per la sua brutalità e spietatezza. La Cornwell qui alza l’asticella della tensione introducendo un elemento tecnologico terrificante: la capacità dell’assassino di violare l’intimità domestica tramite una sorveglianza invisibile, preannunciando la morte con un ologramma spettrale.
Kay raggiunge il luogo del delitto, l’ospedale psichiatrico abbandonato di Mercy Island, un’ambientazione carica di fascino gotico moderno. L’ospedale non è solo il teatro del brutale omicidio, ma un luogo dove le pareti sembrano trasudare segreti. È qui che la Cornwell dà il meglio di sé: il contrasto tra la precisione chirurgica di Kay e l’inafferrabilità “fantasmale” del killer crea un corto circuito narrativo che tiene incollati alla pagina. Soprattutto quando diventa chiaro che anche Kay è in pericolo.
Quello che propone la Cornwell non è solo un caso di cronaca nera narrativa. L’indagine scava nelle ferite mai rimarginate di Kay. Quando il passato bussa alla porta, la detective e medico legale più famosa del mondo si scopre vulnerabile, rendendo il personaggio più umano e sfaccettato che mai.
Terrificante è il tema del killer che ci osserva nelle nostre case, usando la tecnologia che dovrebbe proteggerci; l’autrice tocca una la scoperta della sensibilità moderna. La paura non è più fuori, ma dentro le mura domestiche e sono le vittime stesse a lasciarla entrare.
Oltre all’analisi forense, poi, il libro esplora la mente di chi è abituato a guardare nell’abisso, scoprendo che stavolta l’abisso ha deciso di ricambiare lo sguardo. Brividi!
Taglio letale è un thriller ad alto tasso tecnologico che non dimentica l’anima dei suoi protagonisti. È un romanzo che gioca con la percezione — tra ciò che è reale e ciò che è proiezione (olografica o mentale) — portando Kay Scarpetta a lottare non solo per la giustizia, ma per la propria sopravvivenza. Non c’è altro da dire, la Cornwell dimostra ancora una volta di essere una straordinaria scrittrice.
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