Sono esaurita

Sono esaurita di Sophie Kinsella, Mondadori, 2024 (traduzione di Stefania Bertola)

Dimenticate le borse firmate di Rebecca Bloomwood. Qui la nostra eroina, Sasha Worth, non colleziona scarpe, ma notifiche non lette, ansia da prestazione e un desiderio viscerale di… non fare assolutamente nulla. Se questo divertente romanzo avesse un sottotitolo sarebbe “cronaca di un burnout annunciato”.

A trentatré anni, Sasha è ufficialmente “alla frutta”. Lavora in una startup dove la “felicità aziendale” è un obbligo, ma l’unica cosa che si sta espandendo sono i suoi attacchi di panico seguiti dalle incombenze alle quali non riesce più a stare dietro. Gli amici sono quasi un ricordo, mentre amore e sesso non se li ricorda davvero più. Così, dopo una piccola crisi di nervi (che coinvolge un tentativo di fuga mistica), decide di rifugiarsi nel Devon, nel vecchio hotel dove passava le vacanze da bambina, legato ai momenti più felici della sua infanzia.
Il piano? Yoga, frullati di verdure verdi improbabili e pace totale. La realtà? L’hotel sta cadendo a pezzi, il tempo a febbraio è polare e la spiaggia è “infestata” da un altro naufrago del mondo moderno: Finn.
Finn è scorbutico, insopportabile e — guarda un po’ — esaurito quanto lei. Tra i due è odio a prima vista (o meglio, “fatica a prima vista”), finché dei misteriosi messaggi sulla sabbia non li costringono a collaborare.

Perché ti farà ridere (e sentire meno sola)?

Le gag “wellness”: la lotta di Sasha con il tappetino da yoga e i succhi di cavolo è esilarante. La Kinsella ironizza spietatamente sulla nostra ossessione moderna per la “guarigione rapida” e la meditazione forzata lasciando intendere che il burnout non è causato solo dall’ambiente lavorativo!

Finn, il “Grinch” del relax: la dinamica tra Sasha e Finn è la quintessenza del grumpy x… grumpy. Non aspettatevi sguardi languidi immediati: qui si scambiano battute al vetriolo mentre cercano di capire chi è più stressato.

Cassidy, la receptionist: un personaggio secondario che ruba la scena. La sua positività tossica e il suo approccio “particolare” alla gestione dell’hotel vi faranno sbellicare.

Sotto le risate, la Kinsella nasconde una verità profonda: il burnout non è un capriccio, ma il segno che abbiamo smesso di ascoltarci. Il libro tratta il tema della salute mentale con una leggerezza che non è mai superficialità, ricordandoci che a volte l’unica medicina è un po’ di whiskey, una pizza sulla spiaggia e qualcuno che capisca il tuo caos.

“Non sono pigra, sono in modalità risparmio energetico. C’è una bella differenza!”

Se hai bisogno di una lettura che sia come un abbraccio caldo (e un bicchiere di vino dopo una giornata terribile), questo libro è per te. E siamo sicuri che anche tu, come noi, leggendolo ti ritroverai a pensare “ma quest* sono io!”


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4 pensieri riguardo “Sono esaurita

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