La Maledizione dello Zaffiro Viola di Delhi

Mettetevi comodi perché stiamo per raccontarvi una storia misteriosa e affascinante con tutti gli ingredienti di un buon mistero: una pietra preziosa proveniente dell’Oriente, un furto, lutti ed eventi misteriosi e, ovviamente, una tremenda maledizione. Questa è la storia dello zaffiro viola di Delhi.

Il nostro racconto comincia nell’Ottocento quando la sconfinata India era ancora una colonia dell’Impero Britannico e respirava voglia di libertà. In quel periodo non erano rari gli scontri tra soldati inglesi e indiani che avvertivano come sempre più opprimente la presenza degli invasori.
Nel 1857, dopo una violenta ribellione a fatica sedata dai soldati di Sua Maestà, gli inglesi decisero di punire i rivoltosi in maniera esemplare saccheggiando i simboli più cari al popolo: i templi.
In uno di questi, il tempio di Indra a Cawnpore (Kanpur, nel nord del Paese), il colonnello W. Ferris si impadronì di quello che credette uno straordinario zaffiro viola.
La pietra in realtà era un’ametista, dal valore molto più basso ma dal fascino sconvolgente. Si dice che Indra stesso, dio della guerra e della tempesta, maledisse il gioiello nel momento del furto.

Nelle mani di un inglese

Anello

Ferris immaginava di utilizzare il gioiello per garantire prosperità alla propria famiglia ma, già prima del rientro del colonnello in Inghilerra, una serie di sfortune economiche colpì i Ferris.
Il colonnello si rifiutò di pensare a un legame con il furto della pietra anche quando, pochi mesi dopo, i suoi famigliari vennero colpiti da una serie di malattie fisiche che ne causarono il deperimento e in alcuni casi la morte.
La leggenda racconta che il colonnello Ferris, incurante delle dicerie, prestò il gioiello a un amico e che questo, poco tempo dopo e del tutto inspiegabilmente, questi si suicidò.
Alla morte del colonnello il gioiello venne ereditato dal figlio che lo cedette a Edward Heron-Allen (1861 – 1943), militare, scienziato e scrittore noto per aver tradotto numerose opere dall’arabo all’inglese.

Il nuovo proprietario

Si racconta che in quel periodo Heron-Allen prestò la pietra come portafortuna a un amico cantante per uno spettacolo e che, improvvisamente, l’uomo perse le voce per non recuperarla mai più.
Non c’erano più dubbi sulla maledizione dello zaffiro viola di Delhi e anche il suo proprietario se ne convinse al punto che decise di gettare il gioiello nel Regent’s Canal a Londra.
Ma il gioiello non aveva ancora finito di ossessionare Heron-Allen.
Poche settimane dopo il canale venne dragato per le normali operazioni di pulizia del fondale e lo zaffiro venne recuperato. L’operaio che lo riportò a galla pensò di venderlo ma il gioielliere cui lo propose riconobbe la pietra come quella di Heron-Allen e, pensando di fare un’opera di bene, riportò la pietra al suo legittimo proprietario.

Un tentativo disperato

Heron-Allen, noto anche per la sua passione per l’occulto, capì che non avrebbe mai potuto liberarsi di quel gioiello maledetto e tentò di imprigionarne il potere oscuro: lo fece incastonare in un anello d’argento con due teste di serpente, vi appose sopra i dodici segni zodiacali e lo affiancò a due scarabei egizi. Non ancora convinto di essere in salvo racchiuse il gioiello in sette scatole riempiendole di monili e consegnando poi il tutto alla sua banca affinché lo custodisse nella sua cassetta di sicurezza con il preciso obbligo di non aprirla mai se non dopo almeno tre anni dalla sua morte.
Così venne fatto.
Fu la figlia di Heron-Allen ad aprire la cassetta di sicurezza ritrovando la storia del gioiello che vi stiamo raccontando trascritta dal padre in persona con la richiesta di lasciare lo zaffiro al Museo di Storia Naturale di Londra.
E così avvenne: da allora lo zaffiro passato alla storia come trebly cursed, tre volte maledetto, è esposto nel museo londinese attirando centinaia di visitatori affascinati dal suo mistero.

In realtà, non ci sono testimonianze dirette della presunta sfortuna portata da questo gioiello se non il resoconto di Heron-Allen sigillato con lo zaffiro nella cassetta di sicurezza. Curiosamente lo scrittore aveva pubblicato nel 1921 un racconto intitolato Lo zaffiro purpureo (che potete leggere qui) nel quale, neanche a dirlo, non mancano pietre preziose e tremende maledizioni.

Conclusioni

A questo punto la vicenda può essere letta in due modi: Heron-Allen, ispirato dalla vicenda dello zaffiro di Delhi, ha scritto un racconto che ne ricalcasse la storia, oppure ha semplicemente compiuto uno degli esempi di marketing più interessanti del secolo scorso creando un artefatto ad hoc per costruire una vicenda mediatica per promuovere il suo lavoro letterario.

Maledizione del dio Indra o abile strategia pubblicitaria?


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6 pensieri riguardo “La Maledizione dello Zaffiro Viola di Delhi

  1. Quando la storia incontra la leggenda. Comunque, al di là della presunta sfortuna del gioiello, non sarebbe male possederlo, anche come ametista che è una pietra bella e magica.

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