L’ultimo messia

L’ultimo messia di Peter Wessel Zapffe, MIMEMIS, 2024 (traduzione di Michele Corioni; prefazione di Giuseppe Russo)

Con questo articolo – che non è una recensione – vogliamo parlarvi di un libro di 68 pagine scritto dal filosofo norvegese Peter Wessel Zapffe (1899-1990), sconosciuto dalla maggioranza dei lettori di saggistica ma non per questo indegno di essere portato all’attenzione collettiva. Dobbiamo ringraziare MIMEMIS EDIZIONI per aver avuto il coraggio di pubblicare questo scritto del 1933, finora inedito in Italia, ancora drammaticamente attuale (anzi, forse ancora di più).

Già l’incipit del libello chiarisce che non si tratta di una lettura adatta a chi ha una mente chiusa, ottusa:

Una notte in un tempo ormai remoto, l’uomo si svegliò e vide sé stesso. Egli vide che era nudo nel cosmo, senza dimora nel suo stesso corpo. Ogni cosa si aprì davanti ai suoi pensieri, meraviglia dopo meraviglia, terrore dopo terrore, tutto sbocciò nella sua mente. Poi si svegliò anche la donna e vide che era tempo di uscire e uccidere. E l’uomo raccolse il suo arco, frutto dell’unione tra spirito e mano, e andò fuori sotto le stelle. Ma quando gli animali vennero alla fonte, dove lui era solito attenderli, egli non sentiva più nel sangue il balzo della tigre, bensì un immenso cantico di fratellanza per tutto ciò che vive e condivide la sofferenza. Quel giorno tornò a mani vuote, e quando lo ritrovarono al sorgere della luna nuova, egli giaceva morto presso la fonte.

Per l’autore, l’uomo è un animale inadatto alla vita naturale perché la sua coscienza sviluppata lo rende un essere violento. La consapevolezza dell’uomo di essere solo nell’abisso infinito, porta inevitabilmente ansia, paura, frustrazione e insoddisfazione che generano violenza e aggressività. La violenza nasce come effetto collaterale dell’incapacità umana ad adattarsi al mondo che lo circonda.

L’uomo è un animale tragico. Non a causa della sua piccolezza, ma perché è sin troppo dotato. L’uomo ha desideri e aspirazioni spirituali che la realtà non può soddisfare. Abbiamo aspettazioni di un mondo giusto e morale. L’uomo esige un senso in un mondo senza senso.

Se ci pensiamo bene, possiamo concordare con il filosofo norvegese quando sostiene che l’essere umano è l’unico animale che uccide per paura, ideologia, vendetta o puro piacere. Gli altri animali, infatti, uccidono solo per necessità biologica: per cibarsi, difendersi, per sopravvivere. Possiamo citare la famosa frase di Albert Einstein: “L’uomo ha scoperto la bomba atomica, ma nessun topo inventerebbe mai una trappola per topi”.
Tutti gli esseri viventi si adattano all’ambiente: l’uomo no, non si adatta, ma cerca – e spesso purtroppo ci riesce – di controllare e modificare l’ambiente in cui vive, distruggendolo sempre più.
L’uomo, insomma, non è un essere ecologico, ma un parassita autodistruttivo che con le sua azioni consapevoli punta alla distruzione delle risorse naturali del pianeta, e quindi anche di sé stesso. L’unica soluzione di salvezza è, per l’autore, quella che la Terra sopravviva senza l’essere umano perché, altrimenti, l’uomo distruggerà ogni ecosistema terrestre. L’essere umano distrugge l’ambiente, scatena in continuazione guerre per lo più per saccheggiare le risorse naturali (petrolio, gas, minerali rari, ecc.), riduce al silenzio chiunque sia considerato “diverso” al fine di mantenere l’illusione di controllare il mondo.
Non è un caso, secondo noi, che l’imprenditore miliardario Elon Musk sia così attivo nelle ricerche spaziali: il suo desiderio è quello di raggiungere Marte, renderlo in qualche modo vivibile, per consentire ai ricchi terrestri che se lo potranno permettere di andare ad abitare (e iniziare a distruggere) un nuovo pianeta, lasciando sulla ormai semi-distrutta Terra tutti gli altri.

La conclusione di Zapffe per salvare la Terra è l’autodistruzione del genere umano perché l’uomo, non essendo capace di frenare la propria crescita demografica, consuma ingenti risorse naturali – che, ricordiamolo, non sono inesauribili! – con la conseguente scarsità di cibo e acqua per tutti, solo per fare un esempio. L’essere umano, in definitiva, porta con sé sia un errore evolutivo (la coscienza) sia il fatto di essere un errore ecologico (solo la sua estinzione di massa può salvare il pianeta).

Il libro in questione propone un elenco dettagliato di azioni con le quali l’essere umano cerca di rispondere alla mancanza assoluta di senso della sua vita:
1. Isolamento. Non consideriamo le verità che escono dalla nostra comfort zone ed evitiamo di pensare alla morte nella vita di tutti i giorni (come ad esempio il negazionismo nei confronti del climate change o del covid).
2. Ancoraggio. Creiamo delle strutture simboliche – ad esempio Dio, Patria, Famiglia – che ci danno un senso illusorio della vita. L’essere umano sarebbe così “ancorato” alle presunte certezze che egli ritiene di possedere. Il Cristianesimo non promette di andare in Paradiso per darci una speranza?
3. Distrazione. Riempiamo le nostre giornate di attività inutili – come stare per troppe ore sui social oppure giocare d’azzardo o fare shopping compulsivo su internet – per evitare di riflettere sul senso profondo della nostra presenza su questo pianeta e crogiolarci con mere soddisfazioni precarie. Già il filosofo francese Blaise Pascal (1623-1662) vedeva nella distrazione – cioè quello che definiva l'”oblio di sé” nelle attività quotidiane – una delle più consuete strategie che l’uomo adotta per non pensare alla propria condizione esistenziale, ovvero alla propria innata infelicità.
4. Sublimazione. Cerchiamo di trasformare il perenne dolore esistenziale interessandoci di filosofia, arte, letteratura, psicologia, e così via. La vena creativa devia la nostra angoscia verso opere artistiche che tendono a rappresentare la difficoltà della condizione del genere umano.
Per il filosofo norvegese – noto per la sua visione fatalista, nichilista e antinatalistica – queste quattro azioni non sono sufficienti a risolvere il problema del senso della vita umana perché appariranno sempre nuovi esseri umani che continueranno a soffrire nella vita quotidiana. Il responsabile di questa esistenza violenta e infelice dell’uomo è proprio la coscienza.

L’antinatalismo di Zapffe (che paradossalmente si è spento a più di novant’anni) non è un approccio filosofico adatto a tutti perché cancella ogni speranza ricca di illusioni di una vita migliore e spiega l’Amore come inganno e mera romanticheria: tutto questo porta al fallimento dell’esistenza umana. Quindi perché non uccidersi e favorire l’autodistruzione dell’infelice genere umano? Il vantaggio per la Natura del nostro pianeta non potrebbe che beneficiarne, avendo la possibilità di rigenerarsi e, lei sì, sopravvivere.
Un altro degno rappresentante della filosofia antinatalista e nichilista fu il filosofo tedesco Philipp Mainländer (1841-1876), il quale ha agito in coerenza con il frustrante senso del vivere decidendo di suicidarsi a soli 34 anni.
Una risposta alternativa alla domanda sul perché non uccidersi ce la fornisce un altro filosofo, il longevo Arthur Schopenhauer (1788-1860), il quale sosteneva che il suicidio è un atto inutile perché non risolve la responsabilità dell’essere umano nel ricercare la felicità ed è uno sforzo doloroso contro l’istinto della vita.
Ricordiamo che questo libro è stato scritto nel 1933, nel mezzo delle violenze della Prima guerra mondiale e con gli orrori della Seconda già alle porte.

Chiudiamo questo articolo con l’ultima citazione tratta dal saggio L’ultimo messia di Peter Wessel Zapffe, che spiega bene il nichilismo dell’autore:

Conoscete voi stessi, siate sterili e che ci sia pace sulla Terra dopo il vostro passaggio.

A dire queste risolutive parole è appunto l’ultimo messia del titolo… ce n’é abbastanza per riflettere, che ne pensate? Mentre la politica internazionale propone nuovi “messia” dalle soluzioni facili, radicate nelle credenze religiose che giustificano il loro operato (Donald Trum, per esempio, sostiene di essere stato eletto Presidente per volere di Dio), il pianeta va avanti adattandosi a situazioni nuove e avversità che noi stessi non saremo in grado di fronteggiare.
L’uomo divino che si uccide con la propria coscienza.


Scopri di più da La Parola Giusta

Abbonati per ricevere gli ultimi articoli inviati alla tua e-mail.

6 pensieri riguardo “L’ultimo messia

Scrivi una risposta a Alex B. Cancella risposta

Scopri di più da La Parola Giusta

Abbonati ora per continuare a leggere e avere accesso all'archivio completo.

Continua a leggere