Il mastino dei Baskerville di Arthur Conan Doyle, Liberamente, 2019
Baskerville Hall è affacciata su una brughiera desolata al confine del piccolo centro abitato, un baluardo tra quell’ambiente selvaggio e la ragione. Ma c’è qualcosa di terribile che, di notte, si agita tra le paludi e i cespugli di erica…
Uno dei romanzi più letti di Sir Arthur Conan Doyle che ha per protagonista il suo investigatore numero uno, l’eccentrico e geniale Sherlock Holmes.
Eppure è anche un esercizio con il quale l’autore ha voluto cimentarsi per giocare sia coi suoi personaggi, che con i lettori.
Nel 1893 Doyle aveva scelto di far morire il suo ingombrante investigatore (cosa che aveva deluso enormemente il pubblico) nel racconto L’ultima avventura. Ma nel 1901 le cose cambiano: Doyle, tornato dalla Seconda guerra boera, riprende in mano le sorti del personaggio e ritorna a scrivere di lui.
Occorrono, però, degli espedienti per non contraddirsi e insultare i suoi lettori: Il mastino dei Baskerville viene quindi ambientato qualche anno prima, nel 1889 e la narrazione affidata al fedele Watson, così che l’investigatore appare sfumato in un tempo quasi indefinito (cosa che, per altro, si abbina perfettamente all’ambientazione nebbiosa del romanzo).
L’accoglienza del pubblico a questa nuova avventura convincerà definitivamente sir Doyle a far risorgere Sherlock Holmes pochi anni dopo (nel 1903 con L’avventura della casa vuota).
La vicenda prende vita a Londra dove Holmes e Watson sono chiamati a indagare sulla morte del baronetto di Baskerville, sir Charles, morte che appare del tutto naturale, se non fosse per le oscure leggende che gravano sulla casata: i Baskerville, infatti, sono condannati a essere perseguitati da un mastino infernale chiamato dalle tenebre per saldare un debito d’onore del passato.
Ma nonostante le apparenze, Holmes non è propenso a credere alle superstizioni e invia subito il suo braccio destro a Baskerville Hall a sorvegliare il nuovo baronetto, sir Henry.
Watson scoprirà presto che nel silenzio della notte ci sono molte cose che si muovono all’interno della dimora e della brughiera.
Sir Doyle riesce a creare una vera suggestione vittoriana intrecciando abilmente le doti deduttive di Holmes con le leggende del folclore locare. Il risultato è un livello di suspense sempre alto e un attenzione ai particolari che promette di essere la chiave dell’enigma, così come il tempismo che costringe i personaggi a una vera e proprio corsa contro il tempo.
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È un romanzo delizioso che si legge molto volentieri.
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Senza dubbi un capolavoro di ambientazione!
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Arthur Conan Doyle è uno scrittore che mi piace molto. Bella recensione, grazie.
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Un grande genio del suo tempo e una personalità molto interessante… grazie a te!
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È una lettura che vorrei fare perché il genere mi piace molto. Grazie.
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Imperdibile, Bruna… semplicemente!
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