L’Influenza di Frances Hodgson Burnett sulla Letteratura per Ragazzi

La quarta tappa della nostra Via dei Giganti lungo le pendici del monte dei romanzi di formazione prosegue con una scrittrice che ha cambiato la storia della narrativa per ragazzi grazie all’enorme successo dei suoi libri. Parliamo di Frances Hodgson Burnett.

Nata a Manchester nel 1849 si trasferì con la famiglia nel Tennessee dopo la morte del padre nella speranza di ricevere soccorso economico dallo zio, soccorso che si rivelò inconsistente.
Quando anche la madre morì Frances aveva appena diciotto anni e, per aiutare la famiglia, iniziò a scrivere.
Il suo primo racconto venne pubblicato nel 1868 sulla rivista Godey’s lady’s book con la quale poi intrecciò un rapporto continuativo per i suoi racconti.
Il suo stile, che combinava elementi di vita agreste e classi agiate con il romanticismo, ebbe un immediato successo tra le lettrici.
La sua consacrazione avvenne con la pubblicazione, nel 1886, de Il piccolo lord che adorarono non solo i bambini ma anche le loro madri e che arrivò a vendere mezzo milione di copie.

Una vita travagliata

Il successo ottenuto con la scrittura non impedì alla scrittrice di avere una vita privata segnata da perdite e dolorose separazioni.
Rimasta orfana in tenera età sposò un medico, Swan M. Burnett, nel 1873, ma nel 1890 visse la morte per tubercolosi di Lionel, il suo primogenito, evento che la condusse a una forte depressione e alla successiva separazione dal marito.
La scrittrice si risposò nel 1900 con il proprio agente, ma il matrimonio durò meno di due anni e da quel momento la Burnett non si legò più a nessuno.
La sua vita si divise tra l’Inghilterra, sua terra natale, e gli Stati Uniti (che la adottarono ufficialmente nel 1905 concedendole la cittadinanza).
Le sue spogli riposano negli USA; sulla tomba è rappresentata a grandezza naturale l’effige dell’amato figlio Lionel che con la sua perdita segnò profondamente l’esistenza della madre.

Libri per bambini amati dagli adulti

Il romanzo che diede la fama alla Burnett fu Il piccolo lord (Little Lord Fauntleroy), pubblicato inizialmente a puntate e poi raccolto in un volume nel 1886.
Il romanzo piacque moltissimo ai lettori e alle lettrici e mise in luce lo stile unico della Burnett, capace di colorare di romanticismo storie di vita quotidiana avvicinandole al mondo delle fiabe ma mantenendole comunque ben separate.

Il piccolo lord

Il protagonista è Cedric Erroll che vive con la madre in un quartiere popolare di New York e non ha idea di essere il nipote del conte di Dorincourt, in Inghilterra.
Il conte, infatti, non ha mai accettato il matrimonio del suo secondogenito con la madre di Cedric e per questo ha tagliato i rapporti con quel ramo della famiglia; è la morte improvvisa dello zio di Cedric, Bevis, a costringere il conte a cercare la nuora e Cedric in modo da poterlo educare come un nobile inglese.
Il bambino e la madre raggiungono quindi Dorincourt ritrovandosi davanti a un vecchio burbero e misogino mosso solo dalla necessità. Mamma e figlio vengono separati (la donna verrà ospitata in un villino al di fuori della tenuta del conte) e Cedric si trovava a vivere nell’immensa dimora in compagnia del nonno.
Tuttavia, la dolcezza e l’amore che il bambino riversa sull’anziano a poco a poco toccano il cuore del conte che si affeziona a Cedric e ai suoi modi.
La madre, nel frattempo, si accorge delle condizioni di indigenza nelle quali versano gli abitanti della tenuta e inizia a prestare servizio per aiutare i dipendenti del conte.
Ma quando la felicità sembra ormai all’orizzonte ecco spuntare Minna, una donna sciatta e ignorante che sostiene di essere moglie legittima di Bevis e madre del suo erede.
Il conte è disperato perché la presenza della donna e del figlio relegano in secondo piano l’adorato Cedric.
Per una serie di coincidenze, però, Minna verrà smascherata e il lieto fine potrà scendere sugli abitanti di Dorincourt.

Il successo del libro fece in modo che venissero realizzate le prime trasposizioni teatrali già pochi anni dopo la pubblicazione del romanzo e a oggi si contano decine di film tratti dallo scritto della Burnett, realizzati anche con produzioni locali in Ungheria, Germania, Italia, Austria, Russia e Filippine.
Nel 1988 venne tratta anche una serie anime in 43 puntate dal titolo Piccolo Lord per la regia di Kôzô Kuzuha.

L’anno successivo alla pubblicazione de Il piccolo lord, la Burnett diede alle stampe La piccola principessa (A little princess), un romanzo tratto da un racconto scritto in precedenza dal titolo Sara Crewe.

La piccola principessa

Sara vive nel collegio femminile della signorina Minchin poiché il padre, facoltoso uomo d’affari, è spesso in viaggio. La direttrice, consapevole della ricchezza di Sara, la tratta come una principessa, consentendogli di avere una dama di compagnia e un pony, elogiandola e organizzando per lei grandi feste.
Nonostante questo trattamento la bambina dimostra un animo gentile e caritatevole, sempre disponibile verso le sue compagne.
Un giorno però arriva una terribile notizia: il padre di Sara è morto in India per una forte febbre.
La signorina Minchin vorrebbe lasciare la bambina in mezzo a una strada, ma poi pensa al danno di immagine che questo avrebbe per il suo collegio e decide di relegarla al ruolo di sguattera trasferendola in una soffitta umida.
Ma il buon cuore della bambina non viene meno nemmeno in queste circostanze e grazie all’aiuto delle amiche e del servitore indiano dei vicini di casa riesce a tirare avanti.
E proprio i vicini di casa saranno la svolta per Sara: il ricco signore che si trasferisce accanto al collegio si rivelerà, infatti, l’ex socio d’affari del padre, venuto in Inghilterra per trovare e adottare la piccola.

Sono numerosissimi gli adattamenti realizzati a partire dall’opera della Burnett: nella trasposizione cinematografica del 1939 la piccola Sara fu interpretata da Shirley Temple, ci furono numerosi adattamenti in anime e film di produzione locale in quasi tutti i paesi europei, Russia, Cina e Giappone.
Il libro della Burnett, nella sua versione cinematografica, subì spesso adattamenti in virtù della sensibilità dei registi e del periodo storico: nella versione del 1995 l’ambientazione è la New York della Prima guerra mondiale e Sara è afroamericana.

Un terzo libro ha dato alla Burnett l’immortalità letteraria: Il giardino segreto (The secret garden) del 1910.

Il giardino segreto

Mary Lennox ha dieci anni quando, dopo la morte dei genitori in India, viene affidate allo zio ed è costretta a trasferirsi in Inghilterra, in una spettrale dimora immersa nella brughiera.
La bambina viene subito avvisata che lo zio è spesso fuori casa e che si troverà di frequente a restare da sola: la sua nuova vita sembra essere fatta di divieti.
Girovagando per i giardini Mary scopre una chiave nascosta e, in seguito, una morta celata dall’edera: è così che la bambina ritrova un giardino segreto.
Il luogo era stato sigillato dallo zio dopo che l’adorata moglie era morta per un incidente proprio in quel giardino.
Lo stato di abbandono è evidente, le erbacce hanno invaso ogni cosa e più che un luogo di passeggio l’ambiente sembra una giungla.
Ma i segreti non sono finiti e Mary scoprirà che nella dimora vive un altro bambino, suo cugino Colin, dalla salute cagionevole e sempre costretto a letto, quasi dimenticato dal padre.
Sarà la bambina, con i suoi modi gentili e caparbi a far rifiorire non solo il giardino, ma anche l’amore attorno a lei.

Il romanzo più famoso della Burnett è stato trasposto decine di volte in serie di animazione, film e opere teatrali. La sua diffusione è dovuta anche alla Seconda guerra mondiale: Il giardino segreto, per il suo messaggio di rinascita e il linguaggio immediato, fu una delle letture più diffuse tra i soldati anglofoni impegnati sul fronte che erano spesso adolescenti.

L’influenza della Burnett sulla letteratura

Frances H. Burnett è una pietra miliare della narrativa per ragazzi, i suoi romanzi sono stati fonte di ispirazione per numerosi altri scrittori.

La sua scrittura riprende, in maniera più delicata, quella di Dickens che aveva messo in scena la terribile fanciullezza dell’Ottocento inglese. La Burnett richiama quei temi ma li svolge con la delicatezza tipica della sua persona e li trasforma in fiabe educative avendo sempre cura di porre l’accento sulla bontà dei piccoli protagonisti e sul loro affrontare la vita come bambini e non come giovani adulti.

Una scrittrice straordinaria che è oggi impossibile non trovare tra le letture consigliate ai ragazzi di tutto il mondo.


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