L’afgano di Frederick Forsyth, Mondadori 2017 (traduzione di Giuliana Picco)
Peshawar, Pakistan. É qui che Al-Qaeda sta progettando un piano terrificante che per effetti distruttivi si prevede superi di parecchio quelli gli attacchi dell’11 settembre 2001. L’unico che può scoprire qualcosa di più su questa terribile minaccia è l’ex colonnello Mike Martin delle forze speciali britanniche.
Questo romanzo – ormai diventato un classico della letteratura contemporanea inglese – si svolge negli anni immediatamente successivi agli attentati terroristici dell’11 settembre 2001 negli Stati Uniti, a quello alla stazione ferroviaria Atocha di Madrid l’11 marzo del 2004 e alla metropolitana di Londra il 7 luglio 2005: quale sarà il prossimo attentato di Al-Qaeda contro l’Occidente?
La storia inizia con l’intercettazione telefonica che permette di localizzare in Pakistan uno dei membri più influenti di Al-Qaeda: il banchiere dell’organizzazione terroristica islamica più pericolosa del mondo, successivamente morto suicida per non cadere in mano agli agenti del servizio segreto britannico M16. Ma l’analisi accurata dei file contenuti nel suo computer porta ad un nome in codice: Al-Isra.
I servizi segreti militari di Stati Uniti d’America e Gran Bretagna sono quindi costretti a interpellare il Comitato del Corano – composto da quattro esperti del testo sacro per gli aderenti all’Islam – per capire il significato del nome in codice che fa riferimento a uno specifico episodio della vita del profeta Maometto: rappresenta, forse, un nuovo grandioso piano terroristico contro un Paese “infedele”?
Per scoprire la verità, occorre un infiltrato “particolare”: un uomo che possa passare fisicamente e mentalmente per un islamico radicalizzato e che abbia un passato glorioso nella lotta all’Occidente. Per questa gravosa e segretissima missione viene scelto il colonnello dell’esercito statunitense Mike Martin, nato e cresciuto in Iraq e che ha combattuto in molti scenari di guerra mediorientali; nemmeno la meritata pensione lo esonererà da questa missione.
Mike, detto l’Afgano per le sue fattezze mediorientali e la perfetta conoscenza della lingua araba, all’inizio è molto dubbioso – quali risvolti potrà avere il suo rientro in servizio? – ma alla fine accetta l’incarico anche perché si rende conto di essere l’unica persona in grado sostituire un talebano afgano di nome Izmat Khan, che Martin ha conosciuto personalmente e che da cinque anni è imprigionato nel campo di prigionia situato all’interno della base navale americana di Guantanamo (Cuba).
L’Operazione Crowbar prende così il via e viene organizzato lo scambio d’identità. Mike alias Izmat Khan viene fatto fuggire dal carcere si ritrova in Medioriente (Afganistan e poi Pakistan) braccato da tutte le nazioni occidentali e protetto dallo sceicco saudita Osama bin Laden in persona nel momento in cui la sua identità viene “riconosciuta” come quella del combattente integralista islamico Izmat Khan. A questo punto la missione dell’ex colonello, infiltrato in una cellula di Al-Qaeda, è quella di scoprire che cos’è il “piano Al-Isra” e avvertire i governi di USA e Gran Bretagna. Riuscirà nella pericolosa impresa?
Il romanzo è una ben congegnata spy-story, ricca di fatti reali, che tiene il lettore incollato alle pagine. La lettura consente anche di capire come sono organizzati e qual è l’ideologia alla base dell’azione terroristica dei gruppi fondamentalisti islamici.
Un thriller che non delude e immerge il lettore in una corsa contro il tempo che toglie il respiro a ogni pagina.
Cosa troverai in questo romanzo
Una tensione crescente che impedisce di posare il libro e personaggi ben caratterizzati attraverso la narrazione e i fatti storici.
Cosa NON troverai in questo romanzo
Scene spicy, relax e momenti morti.
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Ho letto e amato questo romanzo sia per la trama che per l’ambientazione. È un libro da leggere anche per capire meglio l’Afghanistan.
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Concordiamo!
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Ho letto questo libro qualche anno fa e mi è piaciuto soprattutto perché è un romanzo non solo di fantasia ma con solide basi reali. Gli avvenimenti raccontati sono ambientati in luoghi e situazioni davvero esistenti, tanto che mi sembrava di essere fisicamente presente.
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Forsyth è un asso in questo genere
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L’abilità di Frederick Forsyth di costruire una storia ben scritta, credibile e ricca di colpi di scena è universalmente nota. La sua abilità principale, io credo sia quella di descrivere luoghi e paesaggi con estrema precisione: in questo romanzo, in particolare, abbiamo modo di conoscere meglio alcune realtà in buona parte sconosciute ai lettori occidentali: Pakistan e Afganistan. Una lettura ancora decisamente attuale per capire come si muovono i principali attori della politica internazionale.
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Ci sono ancora lunghe ombre che si protraggono sul presente e capire un po’ meglio da dove arrivano, anche con un romanzo, può essere interessante. Grazie per questa riflessione!
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