La mano sinistra

La mano sinistra di Marianna Guida, GFE, 2023 [collaborazione]

Una Napoli inaspettata che si racconta attraverso gli occhi di una schiera variegata e sorprendente di personaggi.

Marianna Giuda è napoletana e non è la prima volta che racconta al pubblico la sua città: nel 2017 ha pubblicato con Morellini il suo Interno napoletano seguito, nel 2019, da Un nido di memorie.

Questa volta ha scelto di portare i lettori a Napoli attraverso una serie di racconti brevi che abbracciano una moltitudine di realtà e storie.

D: Il tuo ultimo libro, La mano sinistra, è una raccolta molto eterogenea di racconti differenti per stile e tema; cos’è che lega tutto il libro e come ti è venuta l’idea di utilizzare voci così diverse per la narrazione?

R: È una raccolta di 11 racconti di estensione diversa e scritti anche in momenti differenti. Tuttavia il fil rouge è piuttosto evidente: si tratta di voci di ragazzini impegnati nella difficile arte di crescere e colti nel momento di definire la propria identità spesso soffocata da famiglie avviluppanti e un po’ troppo normative. Non mancano figure di adulti, anche loro però raffigurati in un momento di difficoltà e in un conflitto che chiede una ricomposizione. Il titolo, che è quello di uno dei racconti, allude alla correzione del mancinismo, assurda pratica molto in voga qualche decennio fa. Mi è sembrato giusto dare questo titolo perché aiuta a comprendere che i personaggi hanno avuto bisogno di un atto di disobbedienza per definire sé stessi. La parola chiave è, appunto, “Voce”, nel senso proprio di scoperta attraverso il disagio e anche la sofferenza, della propria interiorità.

In La mano sinistra la protagonista è proprio la città partenopea degli anni Settanta, un colorato mosaico di vite, ceti sociali e storie che si barcamenano in una quotidianità in bilico tra le ingombranti tradizioni del passato e la modernità imperante.

D: Nel libro ci sono molti, direi moltissimi riferimenti a una Napoli del passato che si trova a dover tenere l’equilibrio tra una società legata a tradizioni e comportamenti sociali ben radicati e una certa modernità che implica per forza cambiamenti. Com’è Napoli vista dai tuoi occhi?

R: I racconti sono ambientati in una Napoli prevalentemente del passato, quella degli anni ’70 ma non mancano riferimenti anche a quella attuale. Ho evitato una chiave folkloristica e stucchevole, e ho preferito riesplorare una città che è soprattutto viva nei miei ricordi. Quindi più un luogo della memoria con suggestioni che nascevano da una specie di cassetto interiore e di memoria olfattiva e visiva.

I personaggi, sono i veri protagonisti della raccolta, con i loro mondi interiori in frantumi e bisognosi di attenzioni perché, a volte, dalle fratture entra anche la luce.

D: Nel libro proponi una vasta rosa di personaggi di tutti i tipi: pensi che abbiano qualcosa che li lega tutti? E qual è il tuo preferito e perché?

R: Come ho spiegato prima i personaggi sono le varie voci di un unico protagonista. Non ne ho uno che amo di più, sono tutti in qualche modo dei frammenti di me. Probabilmente quello a cui sono più legata è quello del racconto di apertura, “Il pastorello rotto” in cui ho raccontato la vicenda di un ragazzino appartenente a una famiglia di presepisti. Da generazioni viene tramandata l’arte di cesellare pastori animando dal nulla la terracotta. Il bambino non sa di possedere un talento straordinario che il padre, però, ha intercettato in lui. Il ragazzino è timido e pauroso. Frequenta la scuola e delle circostanze lo inducono a rubare uno dei pastorelli dal laboratorio del padre. In una specie di corsa contro il tempo lui vorrebbe regalare il piccolo pastore a un amico che si è gravemente ammalato. Pur di riuscire nella sua impresa affronta le sue paure più radicate, corre attraverso i vincoli, convinto che il suo atto di amicizia salverà l’amico.

La mano sinistra, è a tutti gli effetti una “storia ricca di storie”, un mondo animato da personaggi sfaccettati e umani, un libro che non delude le attese.


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8 pensieri riguardo “La mano sinistra

  1. Un libro che ho letto e che mi ha affascinato proprio per la moltitudine di spunti e di personaggi, per la pluralità dei punti di vista, oltre che per la capacità dell’autrice di calarsi dentro le sofferenze, le tensioni, le emozioni di noi tutti.

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