Io resto di Asia Grassi, Nonsolopoesie Edizioni, 2023 [collaborazione]
Una storia personale e famigliare che si svolge nell’Italia dei cambiamenti e delle occasioni. Un risveglio dal torpore di una notte del cuore.
Io resto, il nuovo romanzo di Asia Grassi, è uno spaccato dell’Italia del 1978, un Paese che voleva prepotentemente cambiare ma che doveva scontrarsi con le ombre e le rigidità del suo secolare passato.
Si può cambiare repentinamente qualcosa che è rimasto immutato per tanto tempo?
La storia è quella di Beatrice e della sua famiglia frantumata, dove la madre viene a mancare a causa di una malattia e il fratello maggiore, dedito all’uso di sostanze stupefacenti, perde la vita in un incidente stradale.
E poi c’è il padre, Dario, uomo violento abbattuto dalla vita che riesce a trovare soluzioni sono con gli abusi.
Non c’è da stupirsi se Bea preferisce passare il suo tempo fuori di casa in compagnia di uno spinello.
Asia Grassi (@asiagrassi.01) è classe 2001 ma riesce a raccontare il finale agitato degli anni Settanta con estrema vividezza, trasportando il lettore in un tempo perfettamente credibile e ben strutturato. I suoi personaggi sono ombre che combattono contro la vita, alcuni tentano di non affogare nei problemi, altri si lasciano trasportare dagli eventi alcuni, come il padre di Bea, reagiscono con l’unica arma che possiedono.

Asia Grassi è stata così disponibile da accettare di rispondere a qualche domanda: conosciamo meglio lei e il suo Io resto.
D: Sei una scrittrice molto giovane, com’è nata l’idea di scrivere un libro ambientato in un passato che non mai conosciuto ma che è molto recente? E’ stato difficile far rivivere quegli anni?
R: Pur essendo molto giovane, grazie soprattutto ai miei genitori, fin da piccola ho amato quegli anni, soprattutto la musica e il cinema, ma anche la moda. All’inizio è stato grazie a loro che li ho potuti conoscere quegli anni (anche ai miei nonni), poi successivamente ho fatto ricerche, ma per me non è mai stato uno sforzo, me li sono sentiti sempre molto vicini, come se in un certo senso li avessi vissuti. Amo il modo semplice in cui si viveva, anche se si sa che in tutte le epoche ci sono stati dei problemi, però credo che la vita fosse più spensierata, ci si divertiva con poco e allo stesso tempo si riusciva ad essere forse più profondi, ad interrogarsi di più sulla vita e io aspiro a questo. Secondo me vi viveva la vita più semplicemente e la si viveva soprattutto cogliendo l’attimo più di adesso perché non c’erano i cellulari che ci dividevano, ci si doveva inventare ogni giorno qualcosa da fare, a differenza di oggi che si ha sempre tutto preconfezionato, è già tutto fatto, non c’è più la soddisfazione di costruire qualcosa con la propria testa e le proprie mani. Con questo non voglio dire che i cellulari sono solo male, sotto molti aspetti sono molto utili e comodi, per conoscere nuove cose e persone, però sotto altri ci stanno rendendo sempre più soli… Uno si scrive già tutto via messaggio e poi non si ha più niente da dire. Ne vedo tanti di ragazzi e non che si incontrano per poi stare davanti ad uno schermo e non si godono invece il silenzio tra una conversazione e un’altra che anche quello è prezioso, come ogni cosa che ci circonda anche se ormai è tutto così scontato…
Detto questo, ho ancora molta speranza che tutto possa migliorare perché sono una positiva cronica e so che certe persone si sforzano di essere diverse, possiamo ancora cambiarlo questo mondo.
D: Questo libro è in parte dedicato a Renato Zero; nelle note dell’autore dici che lui è la persona che ti ha permesso “di iniziare a riflettere e a cambiare la tua vita”. Ti va di dirci in che modo questo grande cantante ti ha cambiata?
R: Lui mi ha cambiata perché ho compreso delle cose e mi sono finalmente sentita parte di qualcosa, di un mondo in cui non si doveva aver paura di mostrarsi per come si era, in cui la sensibilità non era un difetto, ma un pregio da custodire gelosamente e magari da insegnare. Renato Zero è capace di entrare nell’animo di ognuno, di non giudicare neanche la persona peggiore che esista, andando al nocciolo del problema, di far capire che in fondo tutti abbiamo subito qualcosa, che potremmo capirci e andare oltre. Poi ognuno arriva dove riesce ad arrivare, siamo uguali, ma diversi ed è bello così, ma è bello poterci venire incontro. Renato Zero è riuscito a creare una famiglia, un posto dove stare in cui vige l’amicizia, la comprensione. Io mi sono sempre sentita diversa, mi sono sempre sentita un po’ emarginata, mi ha aiutato ad amarmi di più per quello che sono, a non aver paura di mostrare i miei sentimenti, ad esistere! Mi ha fatto rendere conto con il tempo che anche io dovevo essere più aperta ad accogliere persone diverse da me e a voler bene al prossimo.
D: Hai detto che in quel periodo si viveva in maniera più spensierata, eppure il tuo libro affronta problemi sociali molto concreti che vanno dall’identità di genere, all’uso di sostanze stupefacenti alla violenza domestica. Sicuramente non temi facili e che sono tristemente molto attuali: come vivi questa doppia faccia della vita che da una parte chiede solo di essere sognata e dall’altra impedisce ai sogni di realizzarsi?
R: La vivo bene perché sono consapevole che certe realtà purtroppo esisteranno per sempre, altrimenti non ci sarebbe equilibrio. Non esiste il bene senza il male, non lo si potrebbe neanche vedere. Poi è importante sempre vedere il lato positivo delle cose, cercando di non farsi sopraffare dalla negatività, da pensieri che al posto di aiutarci ci distruggono sempre di più. Credo che bisogni accettarlo cercando comunque sempre di sconfiggerlo con la nostra luce interiore, senza violenza, ma con l’amore e l’empatia verso gli altri.
D: Il padre della tua storia è un uomo violento e imprigionato nella sua epoca che fatica a vedere oltre. Diresti che è un aguzzino o una vittima della vita?
R: Dario è un aguzzino perché è vittima della vita. È un uomo che ha subito a sua volta, ma non ha elaborato i traumi, anzi, non si è reso conto di esserne stato sopraffatto. Non è consapevole di ciò che fa. Lo si deve comprendere, ma senza giustificare del tutto le sue azioni errate, cercando con l’empatia di fargli capire dove sbaglia.
D: Parlaci invece della tua protagonista. Chi è Beatrice?
Beatrice è una ragazza molto fragile perché è vissuta da sempre in un ambiente famigliare problematico in cui non le è stato concesso di esprimere la sua personalità, i suoi sentimenti. Proprio per questo ha paura di tutti, si sente sempre da meno degli altri, si sente “sbagliata”, una persona che non ha diritto a vivere, anche se in fondo è quello che desidera di più. Lei vorrebbe essere libera, ma è convinta di non farcela, di non meritarselo, si è rassegnata a vivere una vita infelice perché le è stato insegnato così. E’ una ragazza molto sensibile che non è consapevole delle sue potenzialità ma riesce a vedere solo i suoi difetti. Sarà Raffaello che piano piano riuscirà a “risvegliarla”, a farle capire quanto vale.

D: Tu sei una ragazza dall’indole artistica: scrivi ma sei anche una musicista e una disegnatrice. Pensi che queste forme d’arte possano esprimere le stesse emozioni o hai un legame più profondo con una in particolare?
R: Personalmente mi sento più legata alla scrittura perché è la cosa che mi riesce meglio, essendo una ragazza molto riservata. Ho scritto diversi testi per delle canzoni e ne ho composti da dilettante molte, mi piacerebbe poterle interpretare per come me le immagino, ma mi sono esibita in pubblico solo una volta e mi occorre sicuramente un po’ di tempo e più esperienza per capire se sono effettivamente portata per questo tipo di cose. Tuttavia, credo che una canzone abbia un impatto più immediato, arriva prima al cuore se scritta e composta bene, come un disegno.
Asia Grassi è una ragazza dall’animo sensibile e dalla forte empatia, empatia che traspare anche nelle pagine del suo Io resto.
Una lettura scorrevole, intensa e ricca di importanti spunti di riflessione sulla società del passato, ma anche su quella attuale.
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Ho trovato molto interessante sia la recensione sia l’intervista alla giovane e poliedrica autrice. Dare spazio anche alla letteratura di autori emergenti è uno degli obiettivi della redazione de La Parola Giusta.
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Tu sì che ci conosci!
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Vi conosco benissimo! 😜
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