Ci sono alcune tappe della storia dell’uomo (e del mondo) nelle quali sembra che tutto stia congiurando per creare il massimo effetto; difficilmente si sono trovate, nella storia, date tanto incredibili come il 1816, l’anno senza estate.
Cos’hanno in comuni Napoleone, Frankenstein e le biciclette? All’apparenza niente, ma nel concreto il 1816, un anno molto particolare nel quale tutto sembrava perfetto per causare la fine del mondo (o almeno del mondo come lo si conosceva all’epoca).
Il 1816 è passato alla storia come l’anno senza estate (o l’anno della lunga carestia), ma andiamo per ordine e cerchiamo di capire cosa avvenne in Europa e nel mondo.
Pochi anni prima, nel 1812 mentre l’Europa era impegnata nelle battaglie napoleoniche, nell’isola caraibica di Saint Vincent il vulcano Soufrière si impegnò in una lunga e potente eruzione. Due anni più tardi, nel 1814, fu la volta delle Filippine nelle quali il Monte Mayon eruttò con la stessa potenza.
Nel 1815, infine, nell’isola di Sumbawa nell’attuale Indonesia, si scatenò la furia del vulcano Tambora che per dieci giorni offuscò il cielo.

Questa serie ravvicinata di eruzioni estremamente violente causò un accumulo spropositato di ceneri nell’aria che impedivano al sole di riscaldare l’atmosfera.
Se non bastasse, il mondo non era ancora uscito da quella che i climatologi hanno definito piccola era glaciale (o PEG); tanto piccola non era dal momento che si estendeva dal Medioevo e si sarebbe conclusa solamente verso la metà del XIX secolo.
Il risultato? Le regioni settentrionali furono colpite da un violento abbassamento della temperatura che si protrasse per mesi: le regioni del Canada, nel giugno del 1816, erano ancora sepolte da trenta centimetri di neve, i laghi del nord non subirono il disgelo nemmeno nei mesi estivi e i continui sbalzi termici causarono tempeste di neve improvvise e letali per i raccolti.
La situazione climatica e la distruzione delle produzioni agricole, causarono un aumento del prezzo dei cereali e la successiva carestia che portò a migliaia di morti per fame (e per freddo) in tutto il mondo.
Le condizioni climatiche anomale indebolirono anche il fisico delle persone e proprio in quell’anno si registra la prima pandemia colerica. Il colera era una malattia nota da tempo, ma la sua diffusione era circoscritta al bacino del Gange, in India. L’anomalia climatica fece in modo che la diffusione si ampliasse al Tibet, al Bengala, all’Afghanistan, al Nepal e ancora più a occidente fino al Mar Baltico e all’Asia Minore.

Ma dicevamo: cos’ha a che fare con Napoleone? Beh, il corso più famoso della storia nel 1815 si stava scontrando con i suoi nemici (in pratica chiunque non fosse francese), nella piana di Waterloo, nell’odierno Belgio, una piana che era stata allagata più volte dalle anomale piogge e che divenne una vera palude per l’esercito francese causandone la sconfitta e l’esilio dell’Imperatore.
E Frankenstein? Mary Shelley, nel 1816 aveva accettato l’invito della sorella (che all’epoca era amante di Lord Byron) a passare l’estate a villa Diodati, a Ginevra in Svizzera. Non avevano fatto i conti con l’anno senza estate, però!
La Svizzera quell’anno fu violentemente colpita da tempeste di neve e ghiaccio (al punto che il governo fu costretto poi a dichiarare l’emergenza nazionale) e gli ospiti di villa Diodati furono obbligati a rimanere in casa per quasi tutto il soggiorno.

Fu Mary Shelly a proporre un gioco per passare il tempo: scrivere racconti del terrore. Fu davvero una brillante idea perché tra quelle pareti presero vita il mostro di Frankenstein (pubblicato poi come romanzo nel 1818) e il misterioso Lord Ruthven il vampiro di John Polidori (che era a villa Diodati in qualità di medico di Lord Byron), il primo vero non morto della letteratura.
E la bicicletta? Rimaniamo in Svizzera perché quell’anno così difficile costrinse gli elvetici a ingegnarsi: la mancanza di foraggio e il freddo rigido avevano causato una moria di cavalli e i pochi sopravvissuti erano difficili da mantenere. Per questo il barone Karl Drais studiò un modo per permettere il trasporto delle merci senza bisogno di animali: nasceva così la draisina (o dandy horse), l’antenata della bicicletta.
La draisina aveva due ruote di cui quella anteriore sterzante, ma faceva totalmente affidamento al guidatore per frenare (si usavano i piedi).

Se per la storia il 1816 è l’anno senza estate, è necessario notare due cose: prima di tutto che in quell’anno si sono semplicemente manifestati gli effetti di eventi che erano già iniziati alcuni anni prima. In secondo luogo, nonostante si sia trattato di un anno terribile, è grazie a quelle condizioni che oggi possiamo godere di un mezzo sano ed ecologico come la bicicletta e leggere capolavori della letteratura.
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Un anno davvero particolare!
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