Serendipity

Serendipity di Simone Del Fiore (scrittore) e Margherita Del Santo (traduttrice), Pinguino Libri, 2023

Classificazione: 3.5 su 5.

Leggenda vuole che un tempo tutti gli uomini parlassero la stessa lingua fino al crollo della torre di Babele che diffuse linguaggi diversi in ogni parte del mondo. La linguistica è più pratica e ci parla di linguaggi che si sono formati per descrivere il mondo, che si sono evoluti per tenere il passo della crescente complessità sociale, che per alcuni tratti hanno viaggiato insieme, che si sono separati prendendo strade completamente diverse o che si sono fusi gli uni negli altri per dare vita a nuove esperienze fonetiche.

In questo continuo susseguirsi di trasformazioni è capitato che alcuni termini si arroccassero sulle loro posizioni e diventassero talmente altezzosi da essere, oggi, intraducibili in altre lingue: è il caso di “serendipity”, parola inglese che indica quella sensazione specifica che si prova quando, mentre si sta cercando qualcosa, si trova qualcos’altro di inaspettato.

E Serendipity è anche il nome di questo curioso libro che raccoglie una lunga serie di termini provenienti da tutto il mondo e che sono intraducibili nelle altre lingue. La loro caratteristica principale è quella di esprimere un concetto di forma immediata come nel caso dell’italiano “bho”, che indica incertezza e che non ha corrispettivi altrettanto immediati in nessun altra lingua, o di “psithirisma” (greco), che esprime il mormorare del vento tra le foglie.

Due sono le cose che colpiscono immediatamente il lettore che ha la fortuna di tenere questo libro tra le mani: la meticolosa ricerca degli autori che ha permesso di mettere in luce termini straordinari capaci di stupire, e le affascinanti illustrazioni, delicate, malinconiche, avvolgenti e a volte persino “cozy” (dall’inglese, indica “un’atmosfera intima, confortevole e rilassante. Può essere applicato a spazi, vestiti o situazioni che evocano un senso di calore e accoglienza”).

Stupisce come alcune popolazioni abbiano sentito il bisogno di utilizzare un termine specifico per alcune sensazioni che sono però condivise da tutta l’umanità: è il caso di “amae” (giapponese) che descrive la sensazione di lasciarsi andare tra le braccia di una persona cara al termine di una giornata faticosa, oppure “iktsuarpok” (inuit) che indica quell’attesa che ci porta a controllare continuamente dalla finestra se la persona che stiamo aspettando è in arrivo (avete presente quando leggete sul telefono “il tuo pacco è in consegna oggi”?).

E poi ci sono parole (tante parole) che raccontano l’amore: “oodal” (tamil), ossia quella rabbia fasulla che gli innamorati si mostrano l’un l’altro dopo un banale litigio, o “cafuné” (portoghese) che descrive con un unico termine la sensazione di passare le dita tra i capelli della persona amata o, ancora, “flechazo” (spagnolo) assimilabile al nostro colpo di fulmine.

Curiosamente anche “pantofolaio” e “freddoloso” sono termini che non hanno una traduzione in altre lingue e sono, quindi, un orgoglio tutto italiano.

Serendipity è un libro prezioso che non solo apre gli occhi sull’estrema varietà (e duttilità) delle lingue, ma invita a riflettere anche sulle emozioni, sulle sensazioni, che la vita ci offre sottolineando discretamente che, nonostante le barriere linguistiche, gli esseri umani di tutto il pianeta si emozionano, soffrono e vivono delle stesse esperienze.

Il plus di questo volume, a mio avviso, rimane la grafica curatissima e perfettamente integrata con il messaggio. Un libro da leggere e regalare.


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2 pensieri riguardo “Serendipity

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