Le vie che orientano. Storie, identità e potere dietro ai nomi delle strade di Deirdre Mask, Bollati Boringhieri, 2020 (traduzione di Francesca Pe’)
«Non avrei mai pensato che questo libro avrebbe cambiato il modo in cui osservo il mondo» è con questa bella frase di Tom Vanderbilt, giornalista e blogger americano, che si apre questo recente saggio che offre al lettore una curiosa ed efficace panoramica sul significato sociale, economico e urbanistico dei nomi che vengono dati alle strade e vie delle città.
Il lavoro divulgativo dell’autrice afroamericana e attivista per i diritti civili e umani, infatti, è una vera e propria ricerca nel tempo e dello spazio su due questioni di notevole interesse geografico: i nomi delle strade (perché vengono scelti alcuni nomi e non altri?) e la localizzazione “ufficiale” degli esseri umani.
lo sapevate che ci sono zone della Terra dove non esistono gli indirizzi? E com’è possibile per una persona che vive in quei contesti farsi trovare od ottenere servizi pubblici? Non ci sono solo gli slum delle grandi metropoli indiane, ma anche zone rurali degli Stati Uniti d’America!
E, rimanendo negli States, che dire del fatto che un indirizzo può essere letteralmente comprato? Se, per esempio, vivete in Magnolia road, ma pensate che sia più chic vivere in Times Square, potrete far modificare il vostro indirizzo (ovviamente pagando) e fare un figurone quando qualcuno vorrà mandarvi una lettera.
Un libro molto interessante, ricco di esempi ben documentati, scritto con rigore ma senza essere pesante e che fa riflettere: cosa chiedere di più a un saggio?

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