Recensione: Morte di un fotografo

Morte di un fotografo, di Douglas Kennedy, Rizzoli (collana BUR), 1997

Classificazione: 4 su 5.

Oggi voglio parlarvi di un libro ho letto tanti anni fa e che ho da poco ripescato dalla mia libreria per partecipare a una challenge di lettura.

Un uomo, il quarantenne Ben Bradford è un fotografo professionista mancato che diventa avvocato solo per compiacere l’ambizioso padre, ma è tutt’altro che felice o appagato dalla sua vita.
Pur avendo tutto ― è socio di un prestigioso studio legale di Wall Street a New York; ha una bella villa a New Croydon, una tranquilla e ricca cittadina di provincia; è sposato con una donna affascinante che gli ha dato due splendidi figli ― si lascia prendere dallo sconforto perché, dopotutto, dalla vita voleva altro, qualcosa di diverso.
L’unico momento in cui Ben si sente davvero felice è quando, al rientro a casa al termine dell’ennesima giornata lavorativa ben pagata ma alienante, si rifugia nella piccola stanza adibita a camera oscura, lontano da tutto anche dalla moglie sempre più infastidita e che sembra non amarlo più come un tempo.
Ma la sua quotidianità sta per essere sconvolta dagli imprevisti e il protagonista finirà per rimpiangere (forse) ciò che aveva e che potrebbe perdere per sempre: per una di quelle strane combinazioni della vita, infatti, la moglie lo tradisce proprio con un fotografo rampante. Questo fatto rende Ben ancora più furioso: disperato e col cuore a pezzi, affronta il suo rivale con esito disastroso; in una frazione di secondo la sua vita è distrutta, il corso degli eventi prende una piega inaspettata in cui tutto sembra perduto.
La via d’uscita per quello che un attimo prima era un avvocato di grido è una sola, ma sarà una scelta estrema dalla quale non si potrà più tornare indietro.

Si tratta di thriller psicologico classico che racconta una storia di ossessione e crimine, di identità perduta e ritrovata, un romanzo appassionante, ben scritto, con una trama ricca di colpi di scena che intriga pagina dopo pagina creando una costante aspettativa per scoprire come si evolverà la vicenda.
Il romanzo ― che dalle mie ricerche risulta attualmente disponibile solo usato ― piacerà in particolare a quei lettori che almeno una volta nella vita hanno desiderato lasciarsi tutto alle spalle e ricominciare da zero. Una sorta di Mattia Pascal, ma in una versione al cardiopalma.


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7 pensieri riguardo “Recensione: Morte di un fotografo

  1. Ciao, è molto intrigante questa recensione. A me piace leggere un po’ di tutto ma ho una vera passione per il thriller psicologico… questo romanzo non lo conoscevo ma vedrò di recuperarlo in qualche store online o magari usato in qualche mercatino.

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