Pillole di Letteratura: l’allegoria

I libri sono strumenti eccezionali, con un glorioso passato alle spalle e un radioso futuro davanti (se hai letto i miei articoli sulla storia dei libri sai di cosa parlo!), ma a volte ci si lascia andare alla trama e si perdono gli infiniti sforzi che l’autore compie per rendere al meglio il suo testo… in effetti, più l’autore è bravo più la sua tecnica passa inosservata.

In questa serie di articoli cercheremo di indagare le tecniche di scrittura più usate e mettere a nudo il testo.

Non credo ci sia miglior inizio per i nostri scopi di una piccola indagine sulle figure retoriche. Pensi che siano usate solo in poesia? Stai per scoprire che non è proprio così!


Scrivere un testo non è solamente una mera narrazione di eventi, è raccontare. Ogni testo deve essere pensato per il contesto cui è destinato: il linguaggio utilizzato in una pubblicità non sarà valido in un libro per bambini, il tono di una lirica si sposerà molto poco con un articolo di cronaca.

Ci sono però dei particolari linguaggi che fungono da “mattoni” per la costruzione di concetti e idee valide nella maggior parte dei contesti: le figure retoriche.
La retorica era materia di studio già nella scuola di Atene, un’importante strumento per costruire i discorsi e affascinare con il racconto.
Inizieremo oggi un viaggio alla scoperta di questi interessanti strumenti di comunicazione e, forse, scoprirai che già utilizzi molti di essi senza saperlo.

ALLEGORIA

L’Allegoria è una figura retorica molto utilizzata in narrativa, in poesia, nella pittura e… nella vita quotidiana.

Il termine deriva dal greco e significa “dire qualcosa di bello in maniera diversa”. L’allegoria si caratterizza principalmente per l’utilizzo di concetti strutturati che sono fruibili solo attraverso una conoscenza precedentemente acquisita (questa, lo vedremo più avanti, è la principale differenza con la metafora).
Semplificando possiamo dire che l’allegoria richiede una certa competenza per poter essere interpretata.

Se rimaniamo nel campo della pittura gli esempio sono numerosissimi: uno dei miei preferiti è legato alle opere pittoriche medievali nelle quali venivano rappresentati diversi personaggi che si distinguevano principalmente per gli attributi che li accompagnavano.

La Madonna, per esempio, è sempre avvolta in un manto celeste mentre, San Girolamo, eremita noto per aver tradotto in latino diverse parti dell’Antico Testamento, è sempre raffigurato come un uomo anziano, molto magro, circondato da un tomo, un teschio e un leone. La magrezza è sinonimo di sacrificio e vita ascetica (eremita), il tomo rappresenta l’Antico testamento tradotto dal santo, il teschio è il simbolo della penitenza, mentre il leone indica la forza morale (in diretto contrasto con il corpo anziano e decadente), ma si riferisce anche a una leggenda secondo la quale il santo avrebbe curato le zampe martoriate del felino.

Tutte queste informazioni sono accessibili solo a chi conosce la storia e ha le capacità per interpretarla.

Questa tecnica allegorica era molto utilizzata in passato, quando le opere pittoriche erano esposte nelle chiese per educare la popolazione analfabeta. Solo chi frequentava la messa e ascoltava le storie durante il rito poteva riconoscere i personaggi degli affreschi o delle pale d’altare.

E in letteratura?

Anche in questo caso l’allegoria era un mezzo molto efficace per comunicare. Dante, per esempio, non appena si addentra nella “selva oscura” si imbatte in tre fiere: una lupa, una lonza e un leone. Per interpretare questo incontro è necessario sapere che la lupa rappresenta la cupidigia, la lonza la lussuria e il leone la superbia.

In questo modo, quella che è scritta come una passeggiata in una foresta nella quale vivono animali feroci, si trasforma in una discesa all’interno di sé stessi dove valori negativi hanno la capacità di allontanare l’anima dalla rettitudine (“la retta via era smarrita”).

Usatissima in poetica l’allegoria è presente molto spesso nelle opere di Pascoli. In X agosto il poeta racconta la struggente morte del padre attraverso l’uccisione di una rondine intenta a portare il cibo ai suoi piccoli: l’intera poesia è raccontata come allegoria della vicenda.

Anche in narrativa l’allegoria ha un ruolo fondamentale. George Orwel, per esempio, racconta la vita nella Russia sovietica nella Fattoria degli animali. Il romanzo è un’allegoria dalla prima all’ultima pagina, nella quale solo chi ha qualche nozione di storia è in grado di cogliere tutti i riferimenti.


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