Recensione: Le ricette della signora Tokue

“Le ricette della signora Tokue” di Durian Sukegawa
Einaudi, 2018

Classificazione: 4 su 5.

I dorayaki sono dolci tipici giapponesi: due dischi di pan di Spagna che racchiudono l’an, la marmellata di fagioli rossi. Dolcetti semplici e deliziosi, ma la loro preparazione è tutt’altro che facile. Lo sa bene Sentarō, che lavora in un chiosco di dorayaki per ripagare un debito e che non si fa mai mancare marmellata confezionata da mescolare con quella invenduta dal giorno precedente.
I suoi dorayaki sono il risultato della poca passione di Sentarō: insipidi, senza gusto e bruttini.
I clienti che assaggiano i dolcetti se ne vanno con espressioni dubbiose che lasciano intendere che non si faranno più rivedere.

È in una giornata di primavera quando, sotto ai rami dei ciliegi iniziano a riempirsi di gemme gonfie, nella vita di Sentarō compare la signora Tokue, anziana donna dai modi fanciulleschi. Ma Tokue non è solo una persona anziana, è la custode di molti segreti, tra i quali la ricetta perfetta per la preparazione dell’an.

Una narrazione coinvolgente e leggera, che si muove con la grazia nipponica tra i personaggi, scoprendoli con rispetto attraverso frasi brevissime e lunghi silenzi carichi di significati.

Sukegawa, laureato in Filosofia Orientale e Pasticceria, è nato a Tokyo nel 1962. Autore, poeta e clown conosce i segreti del cuore e li racconta in questo suo primo libro tradotto in italiano per Einaudi, dal quale è stato tratto l’omonimo film del 2015 presentato al Festival di Cannes.


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