L’Ottocento, soprattutto nella seconda metà, è stato un secolo di straordinario fermento culturale e sociale: le rivoluzioni industriali crearono un mondo nel quale tutto sembrava possibile e dove nacquero grandi movimenti culturali oltre a un vero e proprio sentimento nazionale in Italia ma anche negli altri Paesi.
L’Orient Express mosse i primi, lussuosi, passi nel 1883. L’Italia fu unificata nel 1861. Nel 1856 nasce, dalla geniale mente di Flaubert, uno dei personaggi più scandalosi della letteratura: Emma Bovary.
In queste “rivoluzioni” che toccarono tutti i campi, l’Italia neonata diede vita a una rivista che è stata una pietra miliare del nostro Paese e della quale oggi si conosce molto poco. Oggi parliamo de L’Illustrazione italiana.
L’Illustrazione Italiana non fu una semplice rivista; fu lo specchio più nitido dell’Italia per quasi un secolo. Nata nel fermento post-unitario e chiusa alla soglia della rivoluzione televisiva, questa testata storica ha raccontato e plasmato l’immaginario della borghesia italiana, unendo la raffinatezza letteraria a un’inedita e rivoluzionaria qualità visiva.
Dalla “Nuova Illustrazione Universale” all’Epoca d’Oro (1873-1938)
La storia della rivista inizia a Milano nel 1873 per iniziativa di Emilio Treves, un editore illuminato che aveva il merito di credere nella forza dell’immagine in un’epoca in cui il giornalismo era ancora prevalentemente testuale. Inizialmente con il nome di Nuova Illustrazione Universale, la rivista si ispirava al modello di successo francese, L’Illustration, puntando su un grande formato e una cura editoriale impeccabile.
Due anni dopo, nel 1875, la testata assunse il nome definitivo, L’Illustrazione Italiana, affermandosi come settimanale dedicato agli “avvenimenti e personaggi contemporanei” in ogni campo: storia, vita pubblica, scienze, belle arti, viaggi, teatri e moda.
I Pilastri del Successo
Il successo tra la medio-alta borghesia fu immediato, grazie a due fattori chiave:
- Le Penne d’Élite: la rivista si avvalse della collaborazione dei maggiori scrittori italiani dell’epoca, tra cui Giosuè Carducci, Giovanni Pascoli, Gabriele D’Annunzio e Grazia Deledda. Il contributo di queste firme prestigiose garantiva un livello culturale altissimo per la popolazione di un Paese che stava cercando interessi comuni capaci di unificarlo anche dal punto di vista culturale.
- L’Eccellenza Iconografica: L’Illustrazione Italiana divenne famosa per l’altissima qualità delle sue immagini, realizzate inizialmente con sofisticate incisioni in legno (xilografie) che garantivano una resa superiore rispetto alle litografie. Successivamente, si distinse per l’uso pionieristico della fotografia, avvalendosi dei migliori fotogiornalisti e illustratori di grido come Achille Beltrame (che divenne celebre con La Domenica del Corriere) ed Ettore Ximenes. Anche quando le concorrenti cominciarono a usare il colore, la rivista mantenne la sua cifra stilistica uscendo quasi sempre in un elegante bianco e nero.
Tra Fascismo e Dopoguerra (1939-1962)
Un cambiamento significativo avvenne nel 1939 quando la casa editrice Treves (che nel frattempo aveva portato in Italia le prime traduzioni delle opere di Flaubert, Zola, Tolstoj e Turgenev, solo per fare alcuni nomi), e con essa la rivista, passò all’editore Aldo Garzanti. Sotto la nuova proprietà, la rivista continuò le pubblicazioni, anche se il clima politico del ventennio ne influenzò i contenuti.
Dopo la Seconda Guerra Mondiale, L’Illustrazione Italiana cercò di rinnovarsi per rimanere al passo con i tempi. Nel 1951 mutò la sua veste tipografica e la periodicità divenne mensile, tentando di competere con i nuovi, più agili e popolari, rotocalchi di attualità.
Era indubbio che quegli anni portassero con sé una nuova rivoluzione culturale che sarebbe poi sfociata nei moti degli anni Sessanta e, soprattutto il panorama mediatico, era in rapida evoluzione. L’avvento e la diffusione della televisione e la crescente popolarità dei settimanali più leggeri e veloci ridussero progressivamente il suo spazio.
La rivista cessò definitivamente le sue pubblicazioni nel dicembre 1962, chiudendo un capitolo fondamentale della storia culturale e giornalistica italiana, non per mancanza di qualità, ma per il mutare irrefrenabile del gusto e delle tecnologie di comunicazione.
L’Eredità
L’Illustrazione Italiana resta una fonte documentaria inestimabile almeno quanto l’Istituto LUCE lo è stato per il ventennio fascista.
Sfogliare le sue annate equivale a fare un viaggio visivo attraverso gli eventi, i costumi, le mode e le trasformazioni sociali che hanno plasmato l’Italia dalla Monarchia al boom economico.
La sua eredità non risiede solo negli archivi, ma nell’aver stabilito un canone di giornalismo illustrato di alta qualità, dove l’immagine non era un mero ornamento, ma un veicolo essenziale di informazione e cultura. Non a caso, è considerata la capostipite di tutti i moderni magazine italiani.
L’illustrazione Italiana oggi
Trattandosi di un settimanale (e successivamente di un mensile), oggi ritrovare i fascicoli della rivista è un vero miracolo capace di far brillare gli occhi ai collezionisti; più facili da ritrovare sono le “annate”.
I fascicoli, infatti, venivano spesso rilegati in volumi molto eleganti (a volte anche in pelle di pregio) e suddivisi per annate dando vita a una vera e proprie enciclopedia dell’Italia in tutti i suoi aspetti, con immagini pubblicitarie, articoli, riflessioni culturali e racconti che narrano la storia e i costumi del nostro Paese con una precisione straordinaria.
Alcune annate, in particolare quelle degli ultimi anni dell’Ottocento e quelle durante le guerre, possono arrivare a valere centocinquanta euro per i collezionisti.
C’è comunque un modo per scoprire il fascino di questa rivista senza essere cacciatori di tesori: BiASA si occupa di digitalizzare i periodici italiani compresi quell’ d’epoca: qui trovate i numeri de L’Illustrazione italiana dal 1875 al 1932.
Concludendo
L’Illustrazione Italiana è stata un pezzo fondamentale del nostro passato: sfogliare le pagine di questi volumi permette di apprezzare anche per chi non è un addetto ai lavori, la qualità della carta, delle immagini e dei testi, oltre che farsi un’idea molto precisa su quello che era il Belpaese dal momento della sua nascita fino alla rivoluzione culturale del Dopoguerra.
Se vi capita di trovare uno di questi testi in qualche mercatino dell’antiquariato non lasciatevelo scappare sia per il suo valore economico che per il viaggio nel quale promette di trasportarvi!
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