Duca di Wellington: La Rocambolesca Storia del Furto d’Arte

Quello artistico è un mondo affascinante e controverso con capolavori che arrivano a valere cifre inimmaginabili; non sorprende, dunque, che alimenti un proficuo mercato di falsi e, soprattutto, furti. Se siate appassionati di Arsenio Lupen, questo articolo potrebbe farvi sognare!

Se pensate che quello della Gioconda sia il furto del secolo è perché non conoscete la storia del Duca di Wellington di Francisco Goya.
Fino al 1961 il quadro era proprietà del duca di Leeds che proprio in quell’anno lo mise all’asta: la compravendita fu molto agguerrita e stava per concludersi a favore di un collezionista americano quando il governo inglese si impose entrando in asta con il pretesto che di proteggere “un tesoro nazionale”.
Subito dopo l’acquisto il dipinto, realizzato nell’estate del 1812 dal pittore spagnolo, venne esposto alla National Gallery di Londra come uno dei pezzi più pregiati della collezione e motivo di orgoglio nazionale.

La Storia del Furto

Sembrava che gli inglesi avessero un nuovo gioiello della corona ma pochi mesi dopo il ritrovato splendore il dipinto sparì; era il 21 agosto 1961 e cominciava così una storia del tutto rocambolesca.

Il responsabile del furto era un ex camionista di cinquantasette anni, Kempton Bunton, che molto semplicemente aveva visitato il museo e colto l’occasione per lasciare aperta una finestra del bagno degli uomini poi, alle 5:50 del mattino, era tornato con una scala per introdursi nel palazzo e rubare il quadro mentre gli addetti alla sicurezza schiacciavano un riposino.

Pittore

La notizia sconvolse l’intero Paese anche perché non si riusciva in alcun modo a trovare le tracce del quadro: nessun mercante, nessun ladro di opere d’arte noto, nessun indizio su una vendita illegale a qualche collezionista.

Il furto stesso divenne arte al punto che la National Gallery, che non aveva mai subito un furto e non ne avrebbe mai più subiti dopo quello del Duca di Wellington, lasciò vuoto lo spazio dedicato al dipinto e la gente prese a frequentare il museo solo per vedere la parete vuota.

Le motivazioni del furto

Nessuno riuscì a recuperare il quadro e alla fine fu lo stesso Bunton a costituirsi quattro anni dopo restituendo il maltolto e confessando di averlo tenuto nel suo armadio per tutto quel tempo.
Le intenzioni di Bunton non erano di natura economica (non era mai stato chiesto un riscatto) bensì politica; il camionista dichiarò di aver agito perché riteneva il quadro bruttino e il duca “un uomo che trattava gli uomini come mani e ha votato contro il suffragio universale”.

canone BBC

Questa protesta era nata da un banale problema economico: Bunton, come la maggior parte delle persone, era costretto a pagare il canone alla BBC nonostante guardasse solamente programmi privati. Questa condizione di ingiustizia aveva spinto l’uomo ad agire: “Non ho mai avuto intenzione di trattenere nulla per me. Il mio unico scopo era che alle persone povere e anziane, che nella nostra società del superfluo restano trascurate, venisse pagato il canone della televisione”.
La sua idea era quella di chiedere un riscatto con il quale realizzare un fondo per aiutare le persone, ma il clamore che aveva suscitato il furto lo aveva spaventato e costretto ad archiviare il piano.

Alla fine Bunton venne condannato a tre mesi di detenzione per aver distrutto la cornice del dipinto.

Altri Furti Celebri

Questa non è, però, l’unica storia affascinante legata ai furti d’arte: nel 1911, la Gioconda di Leonardo da Vinci fu rubata dal Louvre da Vincenzo Peruggia, un artigiano italiano che credeva che l’opera dovesse essere restituita all’Italia. Peruggia nascose il dipinto per oltre due anni prima di essere catturato quando tentò di venderlo a un gallerista di Firenze. Il furto della Gioconda è uno dei più celebri della storia dell’arte, non solo per il valore economico dell’opera, ma anche per l’eco mediatica che generò.

Un altro furto clamoroso risale al 1990, quando due uomini travestiti da poliziotti entrarono nel Gardner Museum di Boston, rubando opere per un valore stimato di mezzo miliardo di dollari, tra le quali figuravano Vermeer, Rembrandt e Degas. Nonostante numerosi sforzi, le opere non sono mai state recuperate e il caso rimane uno dei misteri più intriganti nel mondo dell’arte.

Un furto meno noto, ma altrettanto affascinante, avvenne nel 2012 in Italia, quando un ladro riuscì a sottrarre diverse opere d’arte da una villa storica a Roma. Tra i pezzi rubati c’era un dipinto di Caravaggio, del valore inestimabile. La modalità del furto, eseguito con grande astuzia e audacia, dimostrò una volta di più come il mondo dell’arte possa attirare non solo appassionati e collezionisti, ma anche criminali molto abili.

Il Futuro dell’Arte e della Sicurezza

Con il passare degli anni e l’evoluzione delle tecnologie, la sicurezza delle opere d’arte è diventata sempre più sofisticata. Oggi, musei e gallerie investono ingenti somme in sistemi di sorveglianza, allarmi all’avanguardia e personale di sicurezza altamente specializzato. Tuttavia, nonostante questi sforzi, il furto d’arte rimane un fenomeno inquietante e affascinante. Le aste clandestine e il commercio illecito continuano a prosperare, alimentando un mercato nero che è difficile da fermare ma che alimenta, nell’immaginario collettivo, un certo gusto romantico che richiama quello del famoso Lupin.

Conclusione

La storia del furto del Duca di Wellington di Goya è solo una delle tante che punteggiano il panorama dell’arte. Ogni furto racconta una storia di audacia, ingegno e, talvolta, disperazione. Mentre il mondo dell’arte continua a evolversi, rimane imperativo ricordare che ogni opera rubata porta con sé non solo un valore monetario, ma anche un significato storico e culturale che merita di essere preservato. La lotta contro il furto d’arte è una battaglia continua, ma è anche una testimonianza della potenza duratura dell’arte stessa: essa continua a ispirare e, talvolta, a provocare azioni estreme.


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