Censura e Letteratura: Un Dilemma Contemporaneo

Un detto recita “mai discutere con un cretino: prima ti porta al suo livello e poi ti batte per esperienza”. Ecco, il principio della letteratura è molto simile, anche se il risultato è diametralmente opposto.

La letteratura ha diversi ruoli: evasione, riflessione, educazione. Per adempiere al suo ruolo utilizza un sistema antico come l’uomo, l’imitazione della realtà (o mimesi).
Per portare il lettore a evadere, a riflettere o a una più elevata forma di educazione, ha bisogno di irretirlo, di trascinarlo all’interno dei propri temi, di farlo sentire a proprio agio.

È il modo di pensare della pubblicità: creare situazioni nelle quali un cliente si possa immedesimare e poi fornirgli una soluzione (pilotata, possibilmente). Chi non si è trovato con lo scarico intasato? La prossima volta usa il prodotto tal dei tali e vedrai che andrà meglio. Ti depili le ascelle ma ti si arrossa la pelle? Ma allora la nostra crema idratante pensata apposta per questo è perfetta per te!
La letteratura funziona nello stesso modo, ricrea mondi nei quali sentirsi a casa e poi guida il lettore verso la sua morale.

Il più grande fenomeno letterario degli ultimi decenni, Harry Potter, guida il lettore verso una guerra atavica tra bene e male (o per meglio dire, tra giusto e sbagliato), ma ci arriva dopo sette romanzi nei quali l’autrice ricrea un mondo che, privato della magia, è decisamente banale.

Senza l’elemento magico Harry Potter è un collegiale disadattato, con un ambiente famigliare difficoltoso, scarsa sicurezza e indeciso sul senso della propria vita. Va a scuola, frequenta lezioni, cerca di farsi amici, prepara i compiti, studia non sempre con passione… insomma, niente di straordinario. Eppure è proprio questo il successo della saga.

La Rowling serve al lettore una banale quotidianità che sia rassicurante e poi la riempie di magia trasformandola in qualcosa di straordinario nel quale potersi immedesimare, sentirsi accolti.

Il compito di ricreare la realtà nella narrazione non è sempre facile e moralmente condivisibile. Quanto deve essere credibile la letteratura? Se leggiamo un romanzo che parla di abusi sui minori è giusto che sia dettagliato, che ci porti dentro quelle stanze scure insieme agli orchi, o può accontentarsi di lasciarci fuori dalla porta ad ascoltare?

E le parolacce? Se la realtà deve essere riprodotta, è giusto che lo sia fino in fondo riproponendo il linguaggio al quale siamo abituati? D’altra parte ci farebbe storcere il naso un personaggio burbero e arrogante che dopo essersi schiacciato un dito nel cassetto esclama “perdincibacco!”.

Ma fino a dove va bene spingersi?

Questa pazza fede

Dopo più di trent’anni Neri Pozza ha deciso di ripubblicare Questa pazza fede di Tim Parks, giornalista britannico trapiantato in Italia dove ha scoperto una passione inaspettata per l’Hellas Verona, passione che l’ha portato a seguire la squadra di calcio per un’intera stagione, trasferte comprese.
Qui si è imbattuto nel mondo degli Ultras e delle curve, un mondo che ha messo nel suo romanzo cercando di descriverlo per quello che era: fede cieca verso la propria squadra, ma anche droga, parolacce e bestemmie.

Il libro all’epoca della prima edizione è stato talmente criticato che il vescovo di Verona fece un appello affinché il romanzo venisse bruciato, senza capire che quel modo di parlare e imprecare era quello che il giornalista aveva conosciuto allo stadio, era vero, esistente e, in qualche modo, dominante in alcuni ambienti.

Dunque andava censurato nelle pagine e ignorato nella realtà?

E più in generale, la letteratura come si deve comportare nei confronti della realtà quando questa diventa scomoda?

Oggi viviamo il dramma della cancel culture per il quale i libri di Agatha Christie, per esempio, devono essere rivisti perché la parola “negretto” rischia di offendere alcuni lettori, ma com’è la realtà nella quale ci muoviamo? Questo termine è vero oppure no?
Nel mondo di Agatha Christie “negro” non aveva la stessa eccezione moderna e lei non l’ha usato con toni spregiativi, allora perché la società moderna (quella che punta a colonizzare Marte), prova vergogna per il passato?
Dovremmo avere un personaggio omofobo che chiama gli omosessuali “gay”? Oppure sarebbe più vero se usasse insulti della peggior specie?

Se chiediamo alla letteratura di rinunciare alla sua mimesi in favore di un sentire comune che non intende essere disturbato, cosa ce ne dobbiamo mai fare dei libri? Che ne sarebbe, per esempio, di Canto di Natale o di Sherlock Holmes? Possiamo riprendere questi testi per trasformare Scrooge in un personaggio meno avaro, più rispettoso dei diritti del suo unico dipendente, ma in quel caso non perderemmo forse il senso del libro? Non verrebbe a mancare quella catarsi finale nella quale il cuore si riempie?
E l’investigatore di Baker Street? Dovremmo forse denunciarlo per uso di droghe?

Un dilemma, quello del ruolo della letteratura, che non conoscerà mai risposta certa. Di certo c’è che centinaia di libri sono stati bruciati per quello che raccontavano, e non sarebbe accaduto se avessero sussurrato storie prive di elementi reali, crude, forse, ma reali.
Il terrore che la realtà potesse essere il punto di partenza e di arrivo dei libri ha portato al rogo centinaia di pagine che avrebbero potuto essere un luogo di incontro (e scontro), per condurre il lettore davanti alla realtà, senza esporlo al pericolo, ma aiutandolo a prevenirlo.


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7 pensieri riguardo “Censura e Letteratura: Un Dilemma Contemporaneo

  1. La censura è sempre una brutta cosa, specie in ambito culturale. Libri, film, monumenti e altre opere artistiche dovrebbero essere patrimonio dell’intera umanità per ricordarci chi siamo e da dove veniamo.

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  2. I libri sono belli da leggere così come sono, nella loro struttura originale e vanno solo contestualizzati al periodo storico in cui sono stati scritti. No a cancellare la cultura e la memoria.

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