Castelli infestati, case abbandonate, boschi pieni di occhi. Ognuno ha un luogo diverso nel quale ambientare i propri incubi, ma forse non tutti sanno che ne esiste uno davvero inquietante: una montagna.
Cosa vi viene in mente sentendo la parola Transilvania? Magari una storia di vampiri, forse antiche leggende, probabilmente il capolavoro di Stoker.
Ma c’è altro in quella regione della Romania che potrebbe farvi correre un brivido lungo la schiena, si tratta di una montagna: il Varful Gugu.
Questo monte, con i suoi 2291 metri di altezza, è il picco più elevato del gruppo montuoso noto come Munţii Godeanu, nei Carpazi Meridionali e una nota meta turistica ed escursionistica.
Cosa rende questo monte così inquietante?
Il nome popolare del Varful Gugu è “la montagna che scompare” perché pare che per diverse ore al giorno chi si trova nella valle sottostante non riesca più a individuarlo a causa delle nuvole che lo circondano a proteggerne i segreti.
E sì, perché qui di segreti ce ne sino davvero molti: la sommità della montagna è spesso illuminata da scariche elettriche e fulmini anche a cielo sereno e molti escursionisti parlano di una strana energia che induce una violenta sonnolenza, stati di paura improvvisa, sensazione di soffocamento. Quasi tutti raccontano di essersi sentiti osservati durante la permanenza sul monte, al punto che accamparsi in tenda per una notte sulla sua sommità è considerata una prova di coraggio (o stupidità, dipende a chi lo chiedete).
Il dio dei Geti
La storia di questa montagna e le leggende che la circondano è antichissima. Già i Daci e i Geti, le antiche popolazioni che vivevano anticamente in questa zona, consideravano il monte un luogo sacro e pericoloso al tempo stesso.
Si riteneva che la montagna fosse la dimora di un mortale divenuto dio, Zalmoxis.
L’origine di questa figura si perde nella notte dei tempi e la si considerava già antica al tempo dei Greci che furono i primi a tenerne una traccia scritta.

Anche l’origine del suo nome è incerta poiché la corretta ortografia con il quale veniva identificato non mai stata accertata del tutto (Zalmoxis, Salmoxis, Zamolxis, Samolxis o persino Zalmosside); per lo stesso motivo è difficile stabilire l’etimologia del nome di questo personaggio che passa da “pelle d’orso” a “nascosto” e persino “schiavo straniero”.
Lo si fa risalire anche alla grafia frigia Zemelo (Zemele in lituano) che hanno una chiara attinenza fonetica con Semele, madre del dio Dioniso che era, per l’appunto, di origine frigia secondo il culto greco e che ha molti aspetti sovrapponibili a Zalmoxis.
Citato da scrittori di epoca classica come Erodoto, Platone e Strabone, Zalmoxis veniva presentato come un mortale discepolo dei Pitagorici che aveva raggiunto uno stato illuminato durante la sua permanenza in Egitto.
In alcune leggende lo si racconta come uno schiavo frigio liberato e poi edotto al sapere superiore da Pitagora stesso.
Quando Zalmoxis tornò nelle sue terre di origine e raggiunse la popolazione dei Geti li impressionò talmente tanto per le sue capacità che questi gli offrirono una co-reggenza con il loro sovrano.
Si racconta che un giorno Zalmoxis volle salire sul monte Varful Gugu e non fece ritorno per più di tre anni.
Il popolo, conoscendo il potere oscuro della montagna, credette che nemmeno il grande Zalmoxis fosse sopravvissuto ma questi fece ritorno dichiarando di essere morto e risorto divenendo, di fatto una divinità.
In realtà le leggende lo raccontano con una doppia indole immortale: si parla di un’anima sciamanica o di un daímōn (un demone che secondo la tradizione greca si trova a metà strada tra il regno divino e quello umano).
La sua figura è presente anche in un altro mito, quello secondo il quale Decebalo, ultimo sovrano della Dacia prima della conquista romana a opera di Traiano, nascose il suo tesoro proprio sul monte Varful Gugu invocando poi Zalmoxis perché lo proteggesse.
Ancora oggi sono molti i cercatori di tesori che tentano la fortuna tra i boschi della montagna.
Il triangolo delle Bermuda rumeno
Oltre al senso di malessere che coglie i viaggiatori, c’è un altro avvenimento che ha accresciuto la fama di montagna misteriosa del Varful Gugu, ossia la scomparsa di un aereo nella zona negli anni Novanta.
L’aereo, come i passeggeri a bordo, non vennero mai ritrovati, ne furono mai scoperte tracce di un incidente.
Ma non è solo questo a generare tanto scalpore: una volta rientrati alla base, gli operatori impiegati nelle operazioni di soccorso visionarono i numerosi filmati raccolti durante le ricerche scoprendo che erano stati tutti cancellati.
Non esisteva una sola traccia della loro ricerca, un fenomeno che non venne mai spiegato.

In tempi moderni si è riusciti a far luce su alcune delle leggende del Varful Gugu: la sua sparizione quotidiana, per esempio, non sarebbe un fenomeno inspiegabile ma il normale alternarsi di correnti atmosferiche che portano con sé nuvole e nebbia durante la stagione primaverile.
Le continue esplosioni luminose, invece, sono probabilmente fulmini globulari.
Nonostante questo non si è mai trovata una spiegazione per i filmati cancellati o il senso di disagio che provoca spesso una passeggiata su questa montagna.
Il Varful Gugu nei libri
In tempi più recenti, fu Jules Verne a far conoscere il Varful Gugu agli europei ambientandovi il suo Il castello dei Carpazi (1892) raccontando di terre, come la Transilvania, che non aveva mai visitato in vita sua, proprio come fece una manciata di anni più tardi, sempre con la stessa regione, Bram Stoker con il suo Dracula (1899).
Un altro scrittore, Victor Kernbach (1923 – 1995), nel suo Gli enigmi dei miti astrali (1970) ipotizzò che il Varful Gugu fosse “un centro energetico essenziale per il pianeta” ossia una sorta di chakra attorno al quale ruota un forte potere utile a sostenere la vita sulla Terra, esattamente come si era ipotizzato per le Piramidi di Giza e Stonehenge (che però sono di origine artificiale).
Questa visione spiegherebbe anche un altro fenomeno di questa zona, l’insolita longevità degli abitanti delle valli circostanti che vengono definiti “gugulani” proprio a indicare il legame con la montagna.

Di tutti i luoghi misteriosi presenti sul nostro pianeta, il Varful Gugu rappresenta uno dei più interessanti poiché il suo fascino non è frutto di interventi antropici, ma espressione di energie antiche come la Terra.
Se state pensando di vivere un’esperienza al limite del paranormale (o di trovare un tesoro inestimabile), sarebbe il caso di valutare una vacanza nei pressi di questa montagna affascinante e misteriosa.
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È una storia davvero curiosa e che non conoscevo: da brividi!
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Perfetta per ottobre!
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Molto molto interessante. Non lo conoscevo.
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Se ti trovi nei Carpazi, è bene saperlo!
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Una storia davvero curiosa. Quasi quasi farei un viaggio in Romania per vedere questo luogo così misterioso…
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A tuo rischio! ahaha
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Qualche anno fa sono stato a Bucarest e ho colto l’occasione per fare anche una gita in macchina in Transilvania per visitare la zona. Ma non conoscevo la storia riguardante questa montagna! Dovrò organizzare presto un altro viaggio !
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Sconsigliamo però il campeggio su questa montagna! ahaha
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