L’oscura morte di un genio

Alcolizzato, depravato, oppiomane sono solo alcuni dei termini con i quali veniva descritto uno dei padri della letteratura macabra, Edgar Allan Poe, un uomo talmente misterioso da aver ammantato di oscurità anche la propria morte.

Non c’è dubbio che Poe sia da considerare come uno dei più grandi autori della letteratura macabra di tutti i tempi: i suoi racconti hanno fatto sobbalzare centinaia di lettori e dato corpo a quelle sensazioni ansiogene che tanto gli erano care.

Di lui sappiamo con precisione la data di nascita (il 19 gennaio 1809) e quella di morte (il 7 ottobre 1849), conosciamo l’amore per la cugina di primo grado Virginia e che i due si sposarono in segreto nel 1835 (Poe aveva 26 anni, Virginia appena 13), ma ci sono ancora molti misteri legati alla scomparsa dell’autore.

Dopo la morte della moglie, avvenuta nel 1847, iniziò per Poe un periodo oscuro fatto di povertà, abuso di alcol e droghe che secondo la leggenda lo portarono rapidamente all’autodistruzione e alla morte.

Ma qui inizia il mistero.

Edgar Allan Poe

Edgar Alla Poe era in viaggio. Lo scrittore era fidanzato e prossimo al matrimonio con Sarah Royster, di Providence ma si era messo in viaggio verso New York per questioni di lavoro.

Venne però ritrovato a Baltimora “in grande difficoltà e bisognoso di immediata assistenza” come testimoniò Joseph W. Walker che dopo averlo soccorso lo condusse all’ospedale cittadino.

E Poe aveva davvero bisogno di cure: la sua agonia durò quattro giorni durante i quali non fu mai abbastanza lucido da raccontare cosa gli era capitato.
Al momento del ritrovamento indossava abiti che non erano i suoi e le fonti raccontano che nel suo delirare avesse più volte invocato il nome “Reynolds”. Le sue ultime parole, affermano i testimoni, furono “Signore aiuta la mia povera anima”.
I certificati di morte e i referti medici scomparvero e rimase solo la testimonianza dei giornali a raccontare che la morte era avvenuta per “congestione del cervello”, un modo usato all’epoca per indicare l’abuso di alcol.

Nel corso del tempo sono state fatte molte ipotesi sulla malattia che ha stroncato il giovane scrittore: epatite alcolica, epilessia, cardiopatia, meningite, tumore del cervello (quest’ultima fu elaborata dopo la riesumazione dello scheletro), trauma cranico.
Venne anche ipotizzato un caso di cooping (una pratica in voga all’epoca nella quale un malcapitato veniva rapito, costretto a ubriacarsi e poi utilizzato per votare più volte un candidato particolare nell’ambito delle elezioni).
Secondo altre teorie sarebbe arrivato in fin di vita a Baltimora dopo un violento pestaggio ad opera dei fratelli della fidanzata.

Edgar Allan Poe

Nel 1996 venne formulata una nuova teoria da parte di Michael Benitez dell’università del Maryland: secondo il professore, Poe sarebbe morto a causa della rabbia, malattia contratta a seguito del morso di un animale portatore durante il viaggio.
Questo spiegherebbe molti sintomi e metterebbe a tacere le voci che volevano il poeta morto a causa dell’alcolismo. Si racconta che durante la sua degenza, quando lo si riteneva in preda a una crisi di astinenza da alcol, avesse rifiutato il vino con il quale avevano tentato di curarlo preferendo invece un bicchiere d’acqua.

Questa testimonianza però rende più labile la teoria della rabbia poiché questa malattia si accompagna sempre all’idrofobia.

Comunque siano andate le cose, il 7 ottobre 1849 alle cinque del mattino, Edgar Allan Poe perì.

Ma la sua persona era molto lontana dal trovare la pace.

Il giorno del suo funerale comparve un articolo a lui dedicato che iniziava con “Edgar Allan Poe è morto a Baltimora l’altro ieri. Questo annuncio farà sussultare molti, ma pochi ne saranno afflitti” a firma di un tale Ludwig.

Si scoprì presto che dietro lo pseudonimo si nascondeva Rufus Griswold, acerrimo nemico di Poe e ben deciso a infangarne il nome.
Griswold pubblicò poche settimane più tardi una biografia di Poe nel quale lo definiva un pervertito, un alcolizzato e un drogato e portava numerose sue lettere come testimonianza.
Fu un successo inaspettato perché il pubblico, pur non approvando la vita di Poe, voleva leggere la storia di uno scrittore maledetto.
In realtà buona parte della biografia era frutto dell’odio di Griswold nei confronti di Poe e le lettere risultarono essere dei falsi.

Edgar Allan Poe

Oggi Edgar Allan Poe è ancora noto per la sua vita sregolata, ma sappiamo che non toccò alcol o droghe fino a dopo la morte della moglie (ossia solo nell’ultimo anno e mezzo di vita), che non aveva consumato il suo matrimonio con la giovanissima cugina fino al compimento dei sedici anni della stessa e che soffriva di una variante genetica per la quale non reggeva l’alcol, cosa che gli causava sintomi da alcolismo acuto anche dopo un solo bicchiere di vino.

Rimane però il mistero di cosa sia accaduto in quell’ultimo viaggio, del perché lo scrittore indossasse abiti non suoi e chi fosse il Reynolds da lui invocato. Speriamo, però, che questa anima inquieta abbia trovato un po’ di pace.


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6 pensieri riguardo “L’oscura morte di un genio

  1. Di E. Allan Poe ho letto il romanzo horror psicologico “Storia di Arthur Gordon Pym”, davvero notevole, e i racconti gialli della serie con protagonista Auguste Dupin. Uno scrittore che andrebbe proposto più spesso anche per la sua (breve) vita avventurosa.

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  2. Che scrittore interessante. Leggerei volentieri qualcosa di suo: cosa mi consigliate per iniziare? Grazie e complimenti per questi articoli sempre curiosi che mi fanno tanta compagnia.

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